Lo strafalcione del ministro dell’Istruzione Valditara: “Piersanti Mattarella ucciso dalle Brigate Rosse”
Uno strafalcione. Meglio: un errore da penna rossa, considerando il calibro della persona citata e chi l’ha tirata in ballo. Eppure, sostiene, è stato solo un “lapsus” e contro di lui è in atto uno “sciacallaggio ignobile”. Difficile però tacere di uno svarione che coinvolge, più o meno direttamente, il ministro dell’Istruzione, il presidente della Repubblica e il fratello di quest’ultimo, vittima della mafia nel gennaio 1980.
E allora vale la pena leggere tutta in fila la dichiarazione del ministro Giuseppe Valditara, durante una visita in Irpinia per inaugurare una scuola intitolata a Piersanti Mattarella, assassinato dai clan a Palermo mentre era presidente della Regione Siciliana: “All’epoca avevo 18 anni e ricordo quella foto drammatica del presidente Sergio Mattarella che prendeva in braccio il fratello assassinato dalle Brigate Rosse e lo tirava furi dalla macchina. Piersanti è stato un esempio di lotta alla mafia, di legalità, aveva avviato un percorso di riforme sul tema degli appalti pubblici e ricordarlo con questa intitolazione è atto di grande importanza”.
Nessuna correzione immediata, nessuna esitazione dopo aver attribuito al terrorismo rosso l’assassinio di Mattarella. Solo poco dopo, interpellato dall’Ansa, Valditara ha detto: “Ho dichiarato 20 volte ‘vittima della mafia’ come si vede in tutti gli interventi che ho tenuto”. Insomma, il suo “è stato un lapsus” e quanto è avvenuto una volta che il video dello strafalcione è finita un po’ ovuqnue è “uno sciacallaggio ignobile”, ha sostenuto il ministro.
Piersanti Mattarella fu ucciso la mattina di domenica 6 gennaio 1980 mentre era alla guida della propria Fiat 132. Insieme alla moglie Irma Chiazzese, seduta al suo fianco, alla suocera e alla figlia Maria, si trovava in via della Libertà a Palermo quando un sicario si avvicinò all’automobile e lo uccise a colpi di rivoltella calibro 38 attraverso il finestrino. Non si è mai saputo chi aprì il fuoco quel giorno: nel 2025 è stata aperta una nuova indagine nella quale figurano come indagati Antonino Madonia e Giuseppe Lucchese, due boss di Cosa Nostra che all’epoca erano sicari di fiducia della Cupola. Esponente della Democrazia cristiana, vicino ad Aldo Moro, un anno e undici mesi prima era stato eletto presidente della Regione alla guida di una giunta di centrosinistra, con l’appoggio esterno del Partito Comunista Italiano.
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