Meloni e la lite con Trump: “Il rischio kill switch sui servizi digitali pesa in ogni trattativa con gli Usa”
Sulla scena Giorgia Meloni e Donald Trump litigano, fanno la pace e litigano ancora in un moto quasi perpetuo. Ma dietro le quinte, sulla carta, il presidente Usa ha un’arma di pressione in più: i pulsanti per spegnere i servizi digitali, a Roma e in Europa, grazie all’alleanza con Big Tech. Rassicuriamo i lettori: lo scenario da apocalisse, classificato come kill switch nella cancellerie dell’Occidente, per fortuna non è dietro l’angolo. Ma è una concreta possibilità tecnica, un’arma di pressione e deterrenza buona per ogni negoziato, come la bomba atomica: nessuno la usa, ma tutti sanno che c’è. “Il rischio di kill switch pesa eccome, in ogni trattativa, soprattutto per chi non obbedisce ai diktat come l’Italia sulla base di Sigonella”, dice a ilfattoquotidiano.it Michele Colajanni, docente all’università di Bologna e tra i massimi esperti di sicurezza informatica. “Siamo una nazione a sovranità limitata, anzi limitatissima, dal punta di vista digitale e tecnologico”, ammonisce l’esperto. Concorda Marina Natalucci, Direttrice dell’Osservatorio Data Center del Politecnico di Milano, indicando l’ultimo esempio dell’Intelligenza artificiale: “Il caso Anthropic dimostra che il tema non può essere ignorato, malgrado la possibilità che si arrivi a un vero e proprio ‘kill switch’ resti remota. Per questo l’autonomia strategica europea va considerata una priorità: non soltanto come misura di sicurezza, ma anche come leva di crescita economica e di sviluppo industriale. In un contesto geopolitico sempre più instabile, tale dipendenza può trasformarsi, almeno in teoria, in uno strumento di pressione”.
L’intelligenza artificiale di Anthropic e gli altri casi di Kill switch
Una dimostrazione dell’interruttore spento è giunta il 12 giugno 2026, quando Anthropic ha disattivato in tutto il mondo, tranne che negli Stati Uniti, l’Intelligenza artificiale dedicata alla cybersecurity, ovvero Mithos e Fable 5. Senza preavviso, perché era giunto l’ordine dalla Casa Bianca: il servizio è stato blindato al pari di un’arma sensibile per la sicurezza nazionale, dunque Trump ha vietato di esportarla all’estero. Un click, e il servizio è sparito per tutti i clienti fuori dagli States. Non è dato sapere se e quando l’accesso sarà ripristinato o autorizzato. La conseguenza, sottolinea Deloitte, “è che il differenziale di capacità tra Stati Uniti ed Europa rischia oggi di ampliarsi ulteriormente”.
Ma quel differenziale è già una voragine. “Ci vorranno vent’anni almeno per colmare la distanza tecnologica che ci separa dagli States”, avvisa Colajanni, “ma il percorso verso la sovranità va intrapreso subito, necessariamente e senza esitazioni”. L’Europa ci sta provando, mentre l’Italia resta saldamente ancorata al dominio tecnologico made in Usa, senza mostrare l’ambizione di sganciarsi. Lo stop a Mithos, tuttavia, non è certo una rappresaglia per Bruxelles. Il vero bersaglio è la Cina, primo rivale geopolitico per Donald Trump. L’allarme tuttavia è risuonato anche nel Vecchio Continente, perché Anthropic non è l’unico caso di kill switch.
Durante la guerra a Gaza, Microsoft ha disattivato l’uso del cloud per l’esercito israeliano, nel tentativo di placare le proteste pacifiste e i boicottaggi contro le aziende che armavano Tel Aviv. Al giudice della Corte penale internazionale Karim Khan è stato spento l’account di posta elettronica, a maggio 2025, dopo aver emesso il mandato di cattura contro Netanyahu, per i crimini di guerra nella Striscia. Agli utenti venezuelani nel 2019 fu bloccato l’accesso ai software Adobe, per ordine del Tycoon. A marzo dell’anno scorso, la stampa tedesca ha sollevato il dubbio sul pulsante per spegnere i jet F-35 Lockheed Martin acquistati da Berlino. “Trump potrebbe impedire il decollo dei caccia tedeschi?”, si chiedeva in prima pagina il quotidiano Handelsbatt. “In generale, staccare la spina o modificare le condizioni del servizio esporrebbe i colossi a cause legali”, avvisa Colajanni, “ma il rischio c’è ed è noto”.
La dipendenza europea e italiana: pubblica amministrazione, mail, software, cloud
Per i servizi cloud e di posta elettronica, l’intera Europa è al giogo di Microsoft, Google e Amazon. Ma anche Oracle del trumpiano Larry Ellison gioca la sua partita. In Italia il 69% delle aziende quotate in borsa si affida agli americani per la posta elettronica, secondo un rapporto pubblicato da Proton, l’azienda svizzera per la privacy online fondata da ricercatori del Cern. Il documento cita i numeri dell’egemonia Usa nei servizi email. La quota di mercato supera il 90% delle aziende in Islanda (97%), Norvegia (96%), Irlanda (93%), Finlandia (92%), Svezia (91%). Staziona sopra l’80 in Danimarca (89%), Regno Unito (88%), Malta (85%), Paesi Bassi (81%), Belgio (80%). In Spagna scende al 74%, in Francia al 66%, in Germania al 58. In Italia, per paradosso, la dipendenza cresce nei settori strategici: nel campo energetico quasi 9 aziende su 10 usano caselle di posta made in Usa; nei trasporti la soglia è al 76 per cento. Mentre in Europa il settore bancario è “uno dei meno dipendenti dai provider statunitensi – scrive Proton – in Italia è uno dei settori più dipendenti (73%)”.
Pubbliche amministrazioni e aziende strategiche dipendono fortemente da Big Tech, non solo per le mail ma anche per il cloud, la “nuova” digitale dove archiviare dati sensibili e software. “Il mercato europeo vale oggi circa 112 miliardi di euro, ma oltre il 65% è controllato da tre grandi provider statunitensi (Google, Microsoft e Amazon, ndr) – dice Marina Natalucci – Questo evidenzia una dipendenza strutturale dell’Europa, non solo sul piano tecnologico ma anche su quello degli investimenti e dei capitali necessari per sviluppare le infrastrutture digitali”. Secondo il rapporto del Parlamento Ue pubblicato a dicembre 2025, dal titolo “Dipendenze informatiche e software europee”, agli europei restano le briciole, con la quota di mercato “scesa al 13 per percento”.
Colajanni: “Il cloud sovrano dell’Italia insieme a Big tech? Sembra uno scherzo”
In Europa sono 16 i Paesi ad alto rischio kill switch, secondo il report del think tank Future of Technology Institute (Foti) dal titolo “Cloud Defense: An Exposed European flank”. L’Italia è classificata a medio rischio. La minaccia pende in modo grave su 16 Paesi, come Croazia, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Irlanda, Polonia, Portogallo e Regno Unito. Ma il Belpaese ha affidato a Big Tech la nuvola dove ospitare le informazioni riservate delle pubbliche amministrazioni. Leggiamo nel rapporto: “L’Italia ha recentemente trasferito i sistemi della difesa sul Polo Strategico Nazionale (PSN), la soluzione cloud sovrana nazionale. Il PSN utilizza tecnologie Google Assured Workload e Oracle Alloy”. A Michele Colajanni la scelta di legarsi a Big Tech, per la “nuvola” con le informazioni sensibili, è apparsa un paradosso: “Abbiamo fatto il cloud nazionale e sovrano, ma si basa sulla tecnologia americana, sembra quasi uno scherzo e una presa in giro”. Eppure la “Strategia cloud”, firmata nel 2021 da palazzo Chigi e dall’Agenzia nazionale per la cybersecurity, mette ben in guardia dai rischi di affidarsi ad aziende con sede fuori dai confini Ue. Ad esempio, “modifiche unilaterali delle condizioni dei servizi forniti, che potrebbero determinare variazioni significative degli stessi (dall’aumento dei costi di erogazione all’interruzione del servizio), in ragione di intenti potenzialmente non controllabili dal Paese”.
La vulnerabilità tecnologica dell’Italia è ad ampio spettro: “dispositivi di rete, software, non abbiamo nulla, dunque ci affidiamo agli Usa e alla Cina per la spesa Hi tech”. Stesso discorso, con variazioni minime, si può applicare in tutta Europa, ma Bruxelles sta provando a invertire la rotta. Il 3 giugno scorso la Commissione Ue ha adottato il pacchetto Sovranità tecnologica, con una lista di misure per rafforzare l’autonomia digitale dell’UE. La linea è garantire una parte degli appalti pubblici alle aziende del Vecchio Continente, per allevare un’industria europea davvero sovrana. L’Italia sembra non voglia neppure provarci: sul cloud ad esempio, il governo aveva imposto una tassa alle aziende per finanziare gli artisti con il diritto d’autore. Le associazione di categoria erano insorte: “Danneggia le aziende italiane e avvantaggia Big tech”. Malgrado le liti Meloni-Trump, L’Italia oggi non può fare a meno di Big tech, con tutti i rischi del caso.
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