Morte Fakir, a Bologna il presidio organizzato dal sindaco Pd. La nipote della vittima: “Chiediamo giustizia”

Un presidio in piazza Maggiore, organizzato dal sindaco Pd Matteo Lepore, per chiedere “giustizia” dopo la morte di Abderrahim Fakir. Una folla di centinaia di persone si è radunata nel cuore della città di Bologna, proprio sotto l’ingresso del Comune. Presenti i familiari del 42enne morto al Pilastro durante un’operazione di polizia, ma anche il presidente dem della Regione Emilia-Romagna Michele De Pascale. Tra i manifestanti anche un gruppo di antagonisti con lo striscione “Aboliamo la violenza di Stato padrone”. Dalla piazza si sono alzati cori come: “Tout le monde déteste la police”, “assassini, assassini” e “giustizia, giustizia”. La sorella ha avuto un malore per cui sono intervenuti i soccorsi, mentre a prendere il microfono è stata la nipote Yossra Fakir: “Era mio zio”, ha detto. “Non era un numero, non era una notizia, non era un caso di cronaca: era una persona amata e qualcuno ha deciso di portarcelo via. La nostra non è una richiesta di odio. Noi siamo qui per chiedere verità, giustizia e dignità. Continueremo a batterci perché nessuno debba vivere quello che ha vissuto lui”. E ha aggiunto: “Era una persona con una storia, dei sentimenti e persone che lo amavano profondamente. Meritava aiuto, ascolto, rispetto e dignità“.

Fakir ha riportato la richiesta della famiglia perché venga fatta “piena luce” sull’accaduto. “Chiediamo risposte su ogni momento di questa vicenda, su chi era presente, su chi aveva il compito di intervenire e su chi aveva la responsabilità di tutelare una vita. Vogliamo capire se tutto ciò che poteva essere fatto è stato realmente fatto, perché ogni scelta e ogni intervento possono fare la differenza tra la vita e la morte”. Dal palco è arrivato anche un appello alle istituzioni: “Chi ha una divisa ha una responsabilità enorme, quella di proteggere le persone, soprattutto le più vulnerabili. Se verranno accertate responsabilità, chiediamo che vengano presi i provvedimenti adeguati”.

Al termine dell’intervento di Yossra Fakir, una parte del corteo si è staccata e ha raggiunto piazza Roosevelt, fermandosi davanti alla Questura e alla Prefettura di Bologna, dove sono iniziate le contestazioni di fronte a un cordone di agenti in tenuta antisommossa. “Assassini, assassini”. Al presidio hanno partecipato numerosi giovani, tra cui esponenti e simpatizzanti dell’area dei centri sociali, ma anche molte famiglie, diverse delle quali di origine straniera, con bambini al seguito. In tanti espongono fotografie di Abderrahim Fakir e striscioni che chiedono “verità e giustizia. Presenti anche bandiere di Usb e Potere al Popolo.

La manifestazione è stata voluta dal primo cittadino Pd. “Il Comune di Bologna“, ha detto prendendo la parola in piazza, “si è sempre impegnato, ogni anno, per ottenere la verità sulla strage del 2 agosto e non rinunceremo oggi ai valori della nostra democrazia. Per questo sono qui oggi, perché è morto un cittadino bolognese e, come comunità bolognese, siamo al fianco della sua famiglia”. Un’iniziativa sostenuta anche dal presidente della Regione: “Credo che il sindaco abbia fatto molto bene a riunire la città. Prima di tutto per un tratto di umanità: la perdita di una vita è sempre un dramma. Quando una persona perde la vita mentre è sottoposta a un provvedimento di polizia è chiaro che si tratta di un fatto che desta grandissimo clamore, grandissima attenzione e grande preoccupazione”.

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