Niscemi, 13 indagati per la frana che ha devastato il paese siciliano: ci sono gli ultimi 4 presidenti di Regione
Arriva una svolta nelle indagini sulla frana che il 25 gennaio scorso ha devastato Niscemi, paese in provincia di Caltanissetta: il procuratore di Gela Salvatore Vella, che ha aperto un fascicolo per disastro colposo e danneggiamento seguito da frana, ha reso noto che 13 persone sono state iscritte nel registro degli indagati. Tra loro ci sono gli ultimi quattro presidenti della Regione Sicilia: Raffaele Lombardo, Rosario Crocetta, l’attuale ministro per la Protezione Civile Nello Musumeci e Renato Schifani. Nel mirino della procura anche i capi della Protezione civile regionale dal 2010 al 2026, tra cui Calogero Foti e l’attuale Salvatore Cocina. Indagati anche i direttori generali della Regione preposti all’ufficio contro il dissesto idrogeologico e il responsabile dell’Associazione temporanea di imprese che avrebbe dovuto eseguire le opere di mitigazione appaltate a inizio 2000. In queste settimane sono state decine le audizioni condotte dalla magistratura, che ha sentito tecnici, funzionari e dirigenti, tutti ascoltati come persone informate sui fatti. L’enorme smottamento trascinò a valle case e mezzi e altre decine di immobili rimasero sospesi nel vuoto. Gli sfollati sono stati circa 1.500.
Vella ha spiegato che gli accertamenti “in questa prima fase” hanno “individuato tre periodi di tempo” di accadimenti che hanno portato a dover approfondire le eventuali responsabilità: “Il primo periodo va dal 12 ottobre del 1997, cioè la prima frana di Nsicemi, fino al 18 maggio 1999, che è la sottoscrizione del contratto di appalto tra il soggetto attuatore della Regione Siciliana, in quel caso nella persona dell’ingegnere Salvatore Cocina, con l’Associazione temporanea di imprese che aveva vinto la gara d’appalto, e per la realizzazione proprio delle opere di mitigazione individuate dalla condizione tecnico-scientifica, contratto che viene sottoscritto a distanza di qualche anno dalla presentazione del progetto esecutivo da parte della Commissione tecnico-scientifica”.
C’erano a disposizione per le opere, ha ricordato Vella, “circa 23 miliardi di vecchie lire che nel frattempo diventeranno circa 12 milioni di euro – ha detto – Riguardo a questo periodo riteniamo, ad oggi, di non fare contestazioni a soggetti che sono intervenuti perché in questo periodo si sono succedute tutta una serie di ordinanze, da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri sul rischio dopo la frana del 1997 e vengono effettuate tutta una serie di opere dal soggetto attuatore, che in quel caso era il prefetto Giannola”. Quindi, ha aggiunto, “vengono realizzato tutta una serie di opere e in buona sostanza la Regione nella veste del soggetto attuatore ingegnere Cocina riesce a fare questo questo bando di gara ad aggiudicare la gara per le opere che dovevano essere realizzate indicate dalle consulenza tecnica”.
Gli accertamenti si sono concentrati proprio sulle “opere che avrebbero dovuto essere realizzate e non sono state realizzate per mitigare il rischio che la frana del 2026 ha visto, invece, realizzarsi” e anche sul “mancato mantenimento dei sistemi di monitoraggio che erano stati previsti inizialmente e che erano a tutela delle popolazioni interessate”. La terza fase dell’inchiesta “riguarderà la cosiddetta zona rossa dell’abitato di Niscemi, cioè sia la zona interessata della frana del 1997, sia le aree immediatamente prossime al ciglio della frana, tutte aree individuate già subito dopo il 1997, quindi quasi 30 anni fa, come a rischio molto elevato, nella relazione della Commissione tecnico-scientifica nominata nel 1997 con ordinanza della presidenza del Consiglio”. E ancora, ha spiegato Vella, la terza fase dell’inchiesta “riguarderà eventuali mancati sgomberi e demolizioni degli edifici in quell’area rossa e il blocco di nuove costruzioni o l’eventuale organizzazione di opere urbane autorizzate che non potevano essere autorizzate o abusive”.
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