“Non possiamo saltare tre Mondiali di fila: è stata compiuta un’impresa al contrario”: Conte analizza il fallimento del calcio italiano
“Ne sono state dette troppe. È l’ora dei fatti, non delle chiacchiere e della politica“. Diretto e mai banale, Antonio Conte – nel corso di un’intervista a La Gazzetta dello Sport – ha toccato diversi temi: dai Mondiali alla tattica, passando per la mancata qualificazione dell’Italia alla Coppa del Mondo per la terza edizione consecutiva: “Non possiamo saltare tre Mondiali di fila: è stata compiuta un’impresa al contrario”, ha spiegato Conte, che sul suo futuro non si è sbilanciato: “Per ora sto bene così”. Il suo nome in ottica commissario tecnico della Nazionale si è un po’ raffreddato, con al contrario quelli di Roberto Mancini e Andrea Pirlo che prendono quota. Una decisione è attesa a breve, ma per costi e programmazione è difficile a oggi vedere Antonio Conte guidare l’Italia.
Intanto quelli del 2026, a cui l’Italia appunto non ha partecipato dopo esser stata eliminata dalla Bosnia ai playoff, sono nella loro fase conclusiva e in serata si affrontano Harry Kane e Lautaro Martinez, due giocatori che Conte ha allenato tra Tottenham e Inter. “Harry è un grande nove, ma è anche quasi un dieci: capisce i movimenti, sa quando abbassarsi e fare il regista. Giocatore eccezionale, di grande qualità tecnica. Era ingiusto che non avesse vinto nulla, nel Bayern si sta prendendo le soddisfazioni che merita. E chissà che non ci riesca anche in nazionale“, ha spiegato Conte.
E su Lautaro: “Di lui mi colpisce la sua crescita continua. E poi la personalità e il carisma. C’è un’Inter con Lautaro e un’Inter senza: la sua presenza sposta tanto. L’azione di Lautaro nel terzo gol dell’Argentina all’Egitto è passata un po’ inosservata, ma è pazzesca: ha risalito il campo, ha difeso la palla, ha lasciato a Enzo Fernandez il tempo di arrivare e ha fatto un cross perfetto. Non ti aspetti da un nove una giocata del genere”, ha spiegato Conte, che ha poi apprezzato anche lo switch mentale del capitano argentino: “E poi Lautaro ha capito, come Alvarez, di poter essere importante anche solo per pochi minuti. Hanno accettato la situazione mettendo il loro ego dietro alle esigenze della squadra: bravissimi loro due e Scaloni a convincerli.
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