Petrolio di nuovo su con la nuova escalation Usa-Iran: Brent sopra i 90 dollari al barile. Gas ai massimi da marzo sul Ttf di Amsterdam
I mercati iniziano a prezzare le conseguenze della nuova escalation tra Stati Uniti e Iran, che sta compromettendo il transito delle petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz, passaggio da cui transita circa un quinto del petrolio mondiale. Lunedì il Brent ha superato la soglia dei 90 dollari al barile: i future sono saliti di 2,09 dollari (+2,37%), a 90,19 dollari, il livello più alto dall’11 giugno. Su anche i futures per agosto del gas all’hub di riferimento europeo, il Ttf di Amsterdam: i contratti salgono del 4,6% a 60 euro al megawattora, riportandosi sui livelli dello scorso marzo.
A spingere le quotazioni sono state le dichiarazioni delle Guardie della Rivoluzione iraniane, secondo cui due petroliere sarebbero state distrutte da mine mentre tentavano di attraversare lo Stretto nella notte. Teheran ha inoltre avvertito che, finché continueranno le operazioni militari statunitensi nella regione, il passaggio non sarà sicuro. “Lo Stretto di Hormuz è il nostro territorio e l’interferenza dell’esercito terrorista americano, proveniente da migliaia di chilometri di distanza, non ha alcuna validità legale e sarà affrontata con certezza. Finché le azioni malvagie dell’America nella regione continueranno, questo passaggio non sarà sicuro per il transito di fertilizzanti, e nemmeno di una singola goccia di petrolio e gas”, hanno dichiarato le Guardie della Rivoluzione, citate dall’agenzia Tasnim. “L’esercito invasore si prepari a subirne le conseguenze”, aggiungono.
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