Puff Daddy in isolamento dopo una rissa con un detenuto: “L’ex magnate è stato insultato e ha reagito”

Puff Daddy è stato posto in isolamento dopo una rissa con un detenuto nel carcere federale di Fort Dix del New Jersey, dove sta scontando una condanna a 50 mesi di detenzione con l’accusa di favoreggiamento della prostituzione. Lo riferiscono fonti informate all’ABC e alla NBC, aggiungendo che non è chiaro se l’isolamento sarà temporaneo o a lungo termine. Un portavoce del Federal Bureau of Prisons ha dichiarato che il carcere non rilascia commenti sulle “condizioni di detenzione, sulle questioni disciplinari o su altre informazioni riguardanti i singoli detenuti, per motivi di privacy, sicurezza e incolumità pubblica

Secondo quanto riferito ad ABC News da una fonte a conoscenza dell’incidente “l’altro detenuto coinvolto nella rissa avrebbe rivolto un commento all’ex magnate, scatenando la lite”.

La scarcerazione è prevista per il 2028. Il produttore ha iniziato la sua permanenza nel penitenziario federale di Fort Dix, nel New Jersey, nell’ottobre del 2025, dove sconterà il resto della sua pena. Al momento del suo arrivo, Combs non era detenuto nel braccio comune del carcere, bensì nell’unità speciale per il programma di disintossicazione, secondo quanto riferito da fonti ad ABC News.

Il processo si è concluso il 2 luglio 2025 presso il tribunale federale del Distretto Sud di New York, dopo un’udienza durata sette settimane con testimonianze pesanti. Il rapper e produttore discografico era accusato di reati gravi, tra cui associazione a delinquere di stampo mafioso e traffico sessuale con violenza, frode o coercizione. La giuria lo ha però assolto da queste accuse principali, dichiarandolo colpevole solo di due capi d’imputazione per trasporto a fini di prostituzione.

Tra i testimoni chiave del processo figurava l’ex compagna Cassie Ventura, che aveva firmato per l’etichetta discografica di Combs a soli 19 anni. Le accuse ruotavano in parte attorno alle cosiddette “Freak Off”, incontri a sfondo sessuale documentati da registrazioni di voli, ricevute di carte di credito e fatture alberghiere.

Dopo il verdetto, il giudice Arun Subramanian ha negato all’imputato la libertà su cauzione. La sentenza definitiva è arrivata il 3 ottobre 2025: condanna a quattro anni e due mesi di carcere, una multa di 500.000 dollari e cinque anni di libertà vigilata. Durante l’udienza, prima della condanna, ha chiesto clemenza al giudice, scusandosi per le sue azioni definendole “malate”.

Il verdetto ha diviso l’opinione pubblica: molti hanno espresso incredulità e indignazione online per l’assoluzione dalle accuse più gravi, mentre la difesa ha parlato di una “grande vittoria”.

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