“Rassegnati invidioso”. Non si placano le polemiche su Adani, che scrive: “Ho appena cominciato”. L’affondo di Goria: “Se fossi in Rai gli direi di darsi una calmata”
A due giorni dalla telecronaca di Inghilterra–Argentina, le polemiche attorno a Daniele Adani non accennano a spegnersi. Dopo le critiche piovute sulla telecronaca della semifinale mondiale, accusata da molti telespettatori di essere eccessivamente sbilanciata a favore dell’Albiceleste, il dibattito si è allargato ben oltre i novanta minuti. Prima lo scontro social con il consigliere regionale lombardo Luca Paladini, poi le riflessioni dello storico volto Rai Amedeo Goria sul modo di raccontare oggi il calcio in televisione.
A riaccendere la discussione è stato proprio lo scambio tra Adani e Paladini. Poche ore dopo la semifinale, il commentatore Rai ha scritto in privato al consigliere regionale in Lombardia di Patto Civico, che aveva criticato la sua telecronaca: “Ho appena cominciato. Rassegnati invidioso“. Paladini ha deciso di rendere pubblico il messaggio, spiegando che le sue osservazioni riguardavano esclusivamente il modo di raccontare la partita e non la carriera dell’ex calciatore. Nel suo post ha anche ricordato vicende personali, dalla scomparsa della madre ai problemi di salute, respingendo l’accusa ricevuta e ribadendo che il suo giudizio era riferito soltanto allo stile della telecronaca.
Intanto, Adani sarà ancora al fianco di Alberto Rimedio per la finale mondiale tra Spagna e Argentina. E proprio sul personaggio costruito dall’ex difensore si è soffermato Amedeo Goria, intervistato da Fanpage. Secondo lo storico giornalista Rai, il modo di fare telecronaca è cambiato insieme al calcio, diventato sempre più spettacolo: “La Rai dovrebbe intervenire? Io gli direi di darsi una calmata, ma ormai fa parte del personaggio“, osserva Goria, secondo cui Adani ha capito che oggi funziona anche essere divisivi, arrivando perfino a “divinizzare Messi come se fosse Gesù Cristo”. Per l’ex volto Rai, il servizio pubblico di oggi si muove in un contesto profondamente diverso rispetto al passato, dove l’equilibrio era un valore imprescindibile e un telecronista non poteva mai trasformarsi in tifoso. La conclusione di Goria però è chiara: “Oggi, per fortuna o purtroppo, se non urli non ti nota nessuno”.
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