Scintille tra Aprile e Vannacci. “Faccio io la domanda, qui i ruoli sono ben definiti”. “Fa come nei film polizieschi?”
Botta e risposta serrato a In Onda, su La7, tra la giornalista e conduttrice Marianna Aprile e Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale. Al centro del dibattito la remigrazione, l’identità italiana, la religione, il ruolo della politica e, nel finale, le parole di Papa Leone sui migranti.
La scintilla scocca quando Vannacci difende il concetto di remigrazione, definendolo il “sacrosanto diritto delle popolazioni autoctone di difendere la propria cultura e la propria civiltà” e sostenendo la necessità di evitare che gruppi “esogeni” modifichino gli equilibri della società italiana.
Aprile lo interrompe chiedendogli a quale cultura faccia riferimento. Da qui nasce un vivace scambio sull’identità italiana. La giornalista si definisce “meticcia” e richiama le radici mediterranee del Paese, mentre Vannacci rivendica un’identità nazionale ben definita e cita le invasioni barbariche per sostenere che, nella storia, anche i Longobardi finirono per assimilarsi alla popolazione locale.
Quando Aprile osserva che il suo riferimento è “l’Europa dei diritti”, Vannacci replica con i dati sulla presenza degli stranieri in Italia, sostenendo che oggi abbiano superato il 10% della popolazione. La conduttrice gli fa notare che nel frattempo è cresciuta anche la popolazione complessiva, ma il leader di Futuro Nazionale insiste sul concetto di assimilazione, ricordando la conversione dei Longobardi al cristianesimo. Aprile gli chiede se sia la religione a definire un popolo e Vannacci che precisa di riferirsi al contesto storico dell’epoca.
Lo scontro si riaccende poco dopo sul rapporto tra religione e Stato. Vannacci ribadisce che nessuna norma religiosa può prevalere su quelle dell’ordinamento italiano. Aprile replica di condividere il principio per tutte le confessioni religiose, non soltanto per l’Islam. A quel punto è il leader di Futuro Nazionale a incalzare la conduttrice con una domanda, ma lei lo ferma: “Sto facendo io una domanda, i ruoli sono ben definiti qui, se mi permette”.
Vannacci ironizza: “Che fa, come nei polizieschi americani? ‘Qua le domande le facciamo solo noi’?”.
La replica della giornalista è tranchant: “Funziona così in una trasmissione con dei giornalisti e un uomo politico: i giornalisti fanno le domande, i politici rispondono e dicono anche dove trovano i soldi per fare le cose”.
Il confronto tagliente si sposta poi sulle coperture economiche delle promesse elettorali. Vannacci liquida la questione con una battuta: “Io non faccio il ragioniere”. Quando Aprile insiste sul fatto che un politico debba spiegare come finanziare ciò che promette, il leader di Futuro Nazionale rincara: “Io faccio il politico, non il ragioniere. Do l’indirizzo politico”. La giornalista ribatte che, senza coperture, le promesse rischiano di restare “propaganda”.
Nel finale il confronto si concentra sulle parole di Papa Leone, che nei giorni scorsi ha rilanciato la necessità di un piano europeo per il primo soccorso in mare, invitando l’Europa a una maggiore responsabilità condivisa nella gestione dei flussi migratori.
Aprile chiede a Vannacci se condivida l’appello del Pontefice. Il leader di Futuro Nazionale risponde che un sistema esiste già, richiamando gli obblighi previsti dal diritto internazionale del mare per il soccorso alle imbarcazioni in difficoltà. La conduttrice lo corregge, ricordando che le missioni europee come Mare Nostrum e Sophia avevano tutt’altra natura e che non esiste oggi un piano europeo di primo soccorso in mare come quello evocato dal Papa. Anche su questo tema, il botta e risposta si chiude senza alcun punto d’incontro.
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