“Vinceremo questa Coppa del Mondo”: Liam Gallagher rischia di rompere l’incantesimo di Wonderwall ai Mondiali
C’è una cosa che gli inglesi sembrano non aver mai imparato: convivere con la scaramanzia. O, più semplicemente, evitare di caricarsi addosso altra pressione quando il peso della storia è già enorme. L’Inghilterra non vince un Mondiale dal 1966 e, da allora, ogni grande torneo è diventato una rincorsa accompagnata da proclami, slogan e aspettative che troppo spesso si sono trasformati in macigni insormontabili.
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L’esempio più famoso e recente è “It’s Coming Home“, il coro diventato il simbolo della nazionale nelle ultime manifestazioni. Un inno nato con ironia, è vero, ma finito per incarnare la convinzione che il calcio stesse davvero tornando a casa. Il risultato è noto: due finali degli Europei perse consecutivamente, prima a Wembley contro l’Italia nel 2021, poi nel 2024 contro la Spagna. Ogni volta il sogno si è infranto proprio a un passo dal traguardo.
Ai Mondiali 2026, però, sembrava essere cambiato qualcosa. Al posto di It’s Coming Home è stata Wonderwall degli Oasis a diventare la colonna sonora del cammino dei Tre Leoni. Un cambio non solo musicale, ma anche simbolico. La canzone non parla di rivincite o di trofei, ma ha accompagnato la squadra con un senso di appartenenza e di unità, trasformandosi spontaneamente nell’inno di una nazionale che, almeno all’esterno, sembrava aver smesso di proclamarsi favorita in nome della storia.
Proprio per questo il messaggio pubblicato da Liam Gallagher dopo la qualificazione contro la Norvegia assume un significato particolare. Il cantante degli Oasis ha scritto: “Vinceremo questa Coppa del Mondo, non so come faremo, ho molto rispetto per tutti quei giocatori, coach devi farlo succedere“. Parole sufficienti a infiammare i tifosi inglesi, ma anche ad attirare gli sfottò degli argentini, prossimi avversari dell’Inghilterra, che hanno invaso i commenti con bandiere albicelesti, immagini di Maradona e Messi. C’è anche chi ha chiesto a Gallagher di cantare Wonderwall in caso di finale e il cantante ha lasciato aperto uno spiraglio rispondendo: “Vedremo, sono pronto”.
È qui che nasce il paradosso. La canzone che sembrava aver spezzato il peso psicologico dell’Inghilterra rischia ora di essere trascinata nella stessa spirale di aspettative. Come se la Nazionale inglese, arrivata a un passo dal liberarsi della maledizione che la accompagna dal 1966, avesse deciso ancora una volta di sfidare la sorte. E la risposta arriverà già mercoledì sera, quando contro l’Argentina si capirà se questa nuova storia è davvero diversa dalle precedenti.
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