Scudo del decreto Sicurezza, Bologna non è il primo caso: il debutto del modello 45-bis già a Teramo
L’applicazione dello “scudo” previsto dal decreto sicurezza nel caso di Bologna – per ricostruire le circostanze e le cause della morte di Abderrahim Fakir – non è il primo banco di prova del nuovo “scudo” introdotto dal decreto Sicurezza per i casi in cui un fatto di reato appaia fin dall’inizio commesso in presenza di una causa di giustificazione. Il procedimento aperto rappresenta infatti una delle prime applicazioni della nuova disciplina, ma un precedente era già stato registrato all’inizio di luglio a Teramo quando un uomo era morto durante un inseguimento dei carabinieri.
La novità normativa, contenuta nell’articolo 12 del decreto Sicurezza, modifica l’articolo 335 del codice di procedura penale introducendo il nuovo modello 45-bis, un registro separato nel quale il pubblico ministero annota il nominativo della persona coinvolta quando “appare evidente” che il fatto sia stato commesso in presenza di una causa di giustificazione, come la legittima difesa, l’uso legittimo delle armi o l’adempimento di un dovere. La differenza rispetto al passato è sostanziale: il soggetto non viene iscritto nel registro degli indagati, ma soltanto destinatario di una “annotazione preliminare”. Se non emergono ulteriori elementi investigativi, il pubblico ministero deve chiedere l’archiviazione entro trenta giorni dall’annotazione.
Il primo caso
La Procura di Bologna ha applicato questa procedura iscrivendo nel modello 45-bis i quattro operatori dell’ambulanza intervenuti e i due agenti coinvolti nelle diverse fasi dell’intervento che ha portato alla morte di Fakir, mantenendo aperti tutti gli accertamenti necessari per ricostruire quanto accaduto senza attribuire, allo stato, la qualifica di indagati. Ma la prima applicazione concreta risale a Teramo. In quel caso il sostituto procuratore Elisabetta Labanti, titolare dell’inchiesta sulla morte di Massimo Ciarelli, il quarantatreenne deceduto dopo lo scontro tra lo scooter su cui viaggiava e una jeep dei carabinieri al termine di un inseguimento tra Montesilvano e Silvi, aveva scelto di utilizzare il nuovo modello 45-bis nei confronti del militare alla guida del mezzo dell’Arma. L’indagine era stata aperta per omicidio stradale contro ignoti e, alla vigilia dell’autopsia, il carabiniere non era stato iscritto nel registro degli indagati. La procura aveva invece disposto un’annotazione preliminare nel nuovo registro, ritenendo che, sulla base degli elementi raccolti nelle prime fasi dell’inchiesta, potesse trovare applicazione una causa di giustificazione legata all’adempimento del dovere e all’esercizio delle funzioni di servizio.
Cosa prevede
Il nuovo modello, approvato con decreto del ministro della Giustizia Carlo Nordio dopo l’entrata in vigore del decreto Sicurezza, è destinato ad applicarsi non soltanto agli appartenenti alle forze dell’ordine, ma a tutti i cittadini quando ricorrano le condizioni previste dalla legge.
L’obiettivo dichiarato è evitare l’automatica iscrizione nel registro degli indagati nei casi in cui la liceità della condotta appaia fin dall’inizio evidente, pur consentendo alla procura di svolgere tutti gli approfondimenti investigativi necessari e alla persona interessata di partecipare agli accertamenti tecnici. Con i casi di Teramo e Bologna il nuovo istituto entra così nella prassi delle Procure italiane, inaugurando una procedura destinata a incidere sulla gestione delle indagini nei procedimenti caratterizzati dalla possibile presenza di una causa di giustificazione.
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