“Siamo vittime di un Alzheimer collettivo. Ero nell’auto con uno 007 italiano in Albania, dal finestrino un bambino si affacciò e mi puntò una pistola in bocca”: così Gianluigi Nuzzi
“Siamo vittime di una manipolazione senza precedenti nell’informazione. Oggi, con i social, ci sono personaggi che si improvvisano giudici, magistrati, investigatori”. A proposito del caso Garlasco (e della tv che fa il processo ai processi), Gianluigi Nuzzi ha le idee chiare e non usa giri di parole nell’intervista al Corriere della Sera nel fare punto sullo stato delle cose. Il giornalista, che di crime e dei grandi casi di cronaca se ne occupa quotidianamente a Dentro la notizia, su Canale 5, e a Quarto Grado, pensa che gli italiani si facciano troppe poche domande, o meglio, che non si facciano “le domande vere”.
GIANLUIGI NUZZI, IL CASO GARLASCO E IL “DASPO PER I SOCIAL”
Parte dal ritrovamento del cadavere di Aldo Moro, l’uccisione del Generale Dalla Chiesa e arriva fino agli attentati in cui persero la vita i giudici Falcone e Borsellino, l’intervista a Gianluigi Nuzzi secondo cui gli italiani, tra indaghi e complottismo, non si fanno “le domande vere”. “Siamo vittime di un Alzheimer collettivo che rende antistorico anche quel processo che una volta si chiamava ‘riconciliazione’”, conclude. Arrivando al presente, il giornalista e volto Mediaset sentenzia: “Siamo vittime di una manipolazione senza precedenti nell’informazione. Oggi, con i social, ci sono personaggi che si improvvisano giudici, magistrati, investigatori. Da una parte c’è chi questo mestiere lo fa sul campo e rischiando, dall’altra però in tanti credono al primo che si sveglia e che carica un video dicendo la sua su Garlasco”. Ecco perché, a proposito del palcoscenico dei social media, secondo Nuzzi c’è una soluzione drastica da adottare: “Un Daspo per social”.
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