Vannacci apre a un accordo “scritto e pubblico” con Meloni. E nel centrodestra le prese di posizione contro il generale sono più soft

Accordo con Giorgia Meloni? Solo se scritto, pubblico “e verificabile con tempi precisi”. In cui inserire le “linee rosse” a cui “è impossibile rinunciare”. Lo ha detto Roberto Vannacci in un’intervista al Corriere dell’Umbria, qualora dalla presidente del Consiglio arrivasse una proposta di entrare nella coalizione di centrodestra in vista delle elezioni politiche del 2027.

Alla premier verrebbe chiesto nel caso “un accordo programmatico scritto, pubblico e verificabile – spiega il leader di Futuro nazionale – con tempi precisi: controllo sull’immigrazione e emigrazione nel rispetto della legge, revisione del Green Deal, ritorno al nucleare, riduzione delle tasse su lavoro e famiglie, sicurezza, nuove carceri, tutela delle imprese e politica estera fondata sull’interesse nazionale”. E a proposito di politica estera, la “linea rossa” di Vannacci è che “cambi sull’Ucraina: niente armi e denaro senza strategia e obiettivi raggiungibili”.

“Se i nostri voti fossero decisivi, nessuna cambiale in bianco – continua – sostegno solo su provvedimenti e scadenze certe. Gli incarichi sarebbero la conseguenza del consenso, non il prezzo di scambio”. Vannacci dice di definirsi un uomo di destra “senza timidezze né complessi: una destra nazionale, sovrana, identitaria, meritocratica e sociale”. E ancora: “Il fascismo è un’esperienza storica conclusa ottant’anni fa. Io ho giurato fedeltà alla Repubblica e quel giuramento basta. FnV cerca il consenso attraverso elezioni, congressi e partecipazione popolare. Accetto il dissenso e condanno la violenza salvo la legittima difesa”. Vannacci sostiene che i voti potrebbero arrivare sia dagli elettori delusi dai partiti attuali sia da chi finora si è astenuto. “Ma l’astensionismo è il principale bacino da conquistare – sottolinea – . Il nostro obiettivo non è sottrarre voti a questo o quel partito, ma riportare alle urne chi non crede più nella possibilità di cambiare”.

In questo quadro, da qualche giorno le dichiarazioni dei leader e degli esponenti dei partiti del centrodestra sono meno nette, rispetto a qualche settimana fa, nei confronti del generale. Antonio Tajani, per esempio, a domanda diretta su un’alleanza, ha risposto che “di tanto in tanto ci sono dei fenomeni di populismo di ribellione, slogan che possono al momento piacere, ma non rappresentano una soluzione. Io non mi preoccupo di quello che fa Vannacci. Mi preoccupo semmai di quello che devo fare io come segretario del partito di governo e quale risposte posso e devo dare ai nostri cittadini”. D’altra parte Pier Silvio Berlusconi, recentemente, aveva aperto a Vannacci: “È un bravo comunicatore”. E per Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera: “L’onorevole Vannacci sta giustamente promuovendo il proprio movimento sul territorio, come credo sia naturale che avvenga. Per noi, però, l’avversario è la sinistra”. Matteo Salvini è un po’ più critico, pur tuttavia utilizza un verbo declinato al futuro, che lascia presagire un’eventuale valutazione del generale in un secondo momento: “Se qualcuno anche sul piano casa ha votato contro, con Pd e 5s, come fa entrare in un governo che ha portato avanti queste norme? Serietà e coerenza saranno importanti”.

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