Archivio Tag: Movimento 5 Stelle

Governo, il consiglio di Calenda al Pd: “Unico modo di gestire il M5s è cancellarlo”

“È indecoroso dire ogni 3 minuti a M5s `vogliamo un’alleanza organica con voi´ e Di Maio risponde `mi fate schifo´. Bisogna dirgli alla fine `mi fai schifo tu, andiamo alle elezioni e vi cancelliamo´. Perché ai miei amici del Pd dico, i 5stelle c’è un solo modo di gestirli, cancellarli”. Così Carlo Calenda parlando all’Eliseo a Roma.

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Prescrizione, resta lo stallo tra Pd e M5s prima del vertice sulla giustizia. I dem: “Serve norma su limiti massimi durata dei processi”

Se tra M5s e Italia Viva non mancano le frizioni sul tema giustizia, dopo gli emendamenti provocatori sul carcere agli evasori dal gruppo renziano, resta pure lo stallo nel governo sul nodo prescrizione, ancora irrisolto in attesa del prossimo vertice di maggioranza, previsto per martedì prossimo. Perché, se il ministro Bonafede ha già attaccato i renziani per non aver ancora presentato le sue proposte, anche in casa Pd non intendono retrocedere dalle garanzie richieste. Tanto che lo stesso sottosegretario alla Giustizia, Andrea Giorgis, rilancia da Bologna: “La nostra richiesta a Bonafede? Il processo non può avere durata infinita, siamo convinti che si possa trovare una condivisione dentro la maggioranza per predisporre un istituto giuridico che assicuri una durata non illimitata al processo“. Non è il solo; perché anche l’ex Guardasigilli Andrea Orlando precisa: “Mai chiesto una norma che rinviasse l’entrata in vigore della nuova prescrizione, ma una norma che, nel caso i processi durino più del dovuto, preveda un elemento a garanzia dell’imputato. Abbiamo fatto delle proposte al ministro Bonafede in questo senso, stiamo aspettando da lui delle risposte”. Tradotto, il Pd vuole limiti massimi sulla durate dei processi, a prescindere dalla questione prescrizione.

Né al Nazareno si intende indietreggiare di fronte alle rivendicazioni dello stesso Bonafede, secondo cui, dopo l’entrata in vigore del 1 gennaio 2020 della riforma, “gli effetti si avrebbero comunque soltanto tra 3 o 4 anni, quindi ci sarebbe tutto il tempo per trovare delle soluzioni“. Nulla da fare: “Il discorso allora vale anche al contrario, non si comprende tutta questa fretta”. Tradotto, le distanze sono ancora lontane. Anche se Giorgis prova a trovare una sintesi, per evitare una nuova faida: “Rischio grana per la tenuta dell’esecutivo? Sono certo che si possa trovare una soluzione condivisa”.

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M5s, il senatore Grassi annuncia l’addio: “Abbandonare è legittima difesa. Contrario ad Agenzia per la ricerca, non voto la manovra”

Il senatore del Ugo Grassi annuncia all’Adnkronos la sua volontà di dire addio Movimento 5 stelle: “A questo punto per me abbandonare il Movimento diventa legittima difesa”, ha accusato il parlamentare. Grassi, avvocato e professore ordinario di Diritto civile, ha spiegato che non voterà la prima legge di bilancio del governo giallorosso perché contrario all’istituzione di una Agenzia nazionale per la ricerca, prevista dalla manovra: “Vuol dire assoggettare la ricerca italiana a un controllo politico. Per me è aberrante. È una cosa che io non avrei mai voluto trovare in legge di bilancio, è la negazione di quello che c’eravamo promessi. Allo stato, non voto la manovra”, ha detto all’Adnkronos. “Se passo alla Lega? Non rispondo a questa domanda”, ha tagliato corto il senatore.

L’uscita dal gruppo “potrebbe accadere” molto presto, ha assicurato Grassi, aggiungo che “di fronte a questo voglio vedere chi mi critica“. Sulla possibilità di passare al Carroccio ha spiegato: “Diciamo che poi uno vede che fare“. Il senatore ha spiegato di vedere una “contraddizione tra ciò che mi era stato prospettato, che era oggettivamente il programma M5s, e ciò che sta accadendo”. “Ho accettato la mia candidatura per contrastare lo strapotere dell’Anvur (Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca, ndr). Non ci sono riuscito perché il M5S non si è proprio attivato, anzi ha fatto l’opposto. E non contenti, ne creiamo un’altra, che costa 4 milioni di euro… penso a quante borse di studio potremmo erogare con quei soldi”, ha attaccato Grassi.

“L’Agenzia nazionale per la ricerca – ha insistito il senatore – sarà un’altra Anvur, e l’Anvur mi ha rovinato. Non mi si può chiedere di accendere la miccia del candelotto di dinamite collocato sotto la mia casa. Io non ci sto, non lo posso fare”. “È grave che un collega stia facendo una cosa del genere”, ha aggiunto Grassi riferendosi al premier Giuseppe Conte. “Per me – ha concluso – è un tradimento che non accetto. Sono irritato, amareggiato e deluso. Il grande pubblico non si rende conto che laddove muore la ricerca, si spengono i sogni dei giovani. Senza studio saremmo rimasti all’età della pietra”.

Il senatore già il 26 settembre scorso aveva annunciato le sue dimissioni da capogruppo in commissione Affari costituzionali a Palazzo Madama e, pur smentendo l’ipotesi di una fuoriuscita, aveva anche ammesso “le perplessità” e scritto una lettera aperta a Davide Casaleggio per chiedere che si aprisse un dibattito su Rousseau.

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Elezioni Umbria, Bianconi: “Battaglie vanno combattute anche quando si è sfavoriti”. Cita i figli e si commuove

Mi prendo le responsabilità della sconfitta. Ai miei figli dirò che ci sono battaglie che vanno combattute con impegno anche quando sai che le possibilità di vittoria sono basse”. A dirlo, poco dopo le proiezioni dei primi risultati delle elezioni regionali in Umbria, che vedevano il centrodestra in netto vantaggio, il candidato presidente appoggiato da M5s e Pd, Vincenzo Bianconi.

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Italia 5 stelle Napoli, Grillo: “Stiamo dando la narrazione al Pd, è meraviglioso”. Conte: “Fonderemo una nuova Italia su 4 pilastri”. Di Maio: “Non scapperemo dalle promesse”










Sale sul palco per ultimo e, come da tradizione si prende tutta la scena. Quando la serata di “Italia 5 stelle” a Napoli sta per finire, nel maxischermo dell’Arena Flegrea compare la faccia di Beppe Grillo truccato da Joker. “Non vengo”, grida. “Non mi fregate. Volete chiedermi che piani ho”. La folla, i 5mila e 500 che lo aspettano nell’Arena Flegrea, si mette a ridere. E’ uno scherzo: il comico entra cantando e si siede sugli scalini del palco come fosse (e mai come oggi lo è) casa sua. “Stiamo dando la narrazione al Pd, è meraviglioso”, grida. “Ora veniamo seguiti su una visione che abbiamo dato noi”. Pausa. “Che ho dato io”. Li ipnotizza tutti: gli attivisti sono lì per avere risposte e lui dà delle pacche sulla testa, un po’ a spronarli e un po’ a prenderli in giro. “Col Pd, siamo col Pd”, vi lamentate. E fa il verso dei bambini che piangono. “A fanculo vi ci mando io”, grida ancora. “Quando senti il segretario del Pd che dice ‘tu vali tu’ è meraviglioso. Quando Renzi pianta un albero per ogni iscritto (e per ora ha piantato due piantine), è meraviglioso”. Perché “stiamo dando una narrazione al Pd“. Ridono tutti. Ma sanno che Grillo fa sul serio è vuole dire qualcosa: “E’ inutile pensare che abbiamo la stessa identità di dieci anni fa, non è così, siamo diversi, diversi dentro”.

Il comico, padre fondatore e garante, come al solito l’ha detta meglio degli altri. O almeno li ha convinti tutti con due battute. Il concetto, a detta di Grillo, è semplice: il governo è l’unica strada per i risultati e il Pd non è un mostro (o almeno non più della Lega). La prova è il “suo” premier Giuseppe Conte, quello che il garante si è difeso con le unghie nelle trattative di fine agosto, e che sul palco è salito tra l’adorazione della platea. Lo amano, anche e soprattutto perché Grillo lo ha benedetto. E lui, davanti a loro, parla da “grillino” come non mai. “Stiamo costruendo una nuova Italia”, dice tra gli applausi. Che sarà fondata su quattro pilastri: “Il patto contro gli evasori e con i cittadini onesti; la riforma della giustizia; quella della burocrazia; l’ambiente“. Poi si lascia andare: “Avete portato il vento della rivoluzione“.

Se uno è il padre e regista, il secondo il suo volto di garanzia e tutela, Di Maio gioca da terzo che insegue. A lui è toccato aprire la serata: “Basta essere arrabbiati, ora carichiamoci il Movimento sulle spalle”, ha detto il capo politico M5s che, a differenza di Grillo, ha un bel po’ di gente da convincere che la sua leadership è ancora la soluzione migliore. “Non scapperemo dalle promesse, noi siamo la terza via”. Ai più critici ha garantito che il piano per la riorganizzazione esiste e ha rivelato altri dettagli: “Dopo 10 anni passiamo dalla ‘non organizzazione’ al coinvolgimento di 80 persone che si occuperanno dei temi locali e nazionali che stanno a cuore ai cittadini per risolverli. Ci facciamo questo regalo”. Insomma, inizierà a delegare, o almeno ci proverà. L’esordio non è stato dei migliori. Un gruppo è entrato nell’Arena e ha iniziato a contestarlo chiedendo lo stop della vendita delle armi alla Turchia: ora è ministro degli Esteri e deve dare risposte su ancora più fronti. “Avete ragione”, ha risposto Di Maio, neanche se lo aspettasse. E ha annunciato: “Chiederò all’Europa di fermare la vendita di armi ad Ankara”.

La sfilata dei leader è iniziata con Di Maio e finita con Grillo. Nel mezzo non c’è stato solo il premier Giuseppe Conte, ma anche Roberto Fico e Davide Casaleggio. Ognuno, a suo modo, ha parlato alla pancia del Movimento: il momento è delicato e decisivo per capire che ne sarà di tutti loro e ogni spinta va fatta nella giusta direzione. La folla ha risposto ubbidiente e calda, praticamente a ogni richiamo. C’è stato il coro “onestà, onestà” e alcuni lunghi applausi. E quando Paolo Borrometi, il giornalista che ha tenuto a battesimo il primo faccia a faccia Conte-Di Maio sl palco, ha invocato il ricordo di Falcone e Borsellino, si sono alzati tutti in piedi. Insomma il primo dato è che Italia 5 stelle, nonostante diserzioni illustri e ricostruzioni apocalittiche dei giornali, ha trovato al Sud il calore che si aspettava: secondo gli organizzatori, nel primo giorno, ci sono stati oltre 25mila ingressi e le decine di piccole agorà sono state affollatissime. Insomma, la fuga della base, almeno per il momento, non c’è stata.

Di Maio: “Basta rabbia, carichiamoci il Movimento sulle spalle”
Quando Luigi Di Maio entra nell’Arena la folla si alza in piedi: è il momento di celebrare e di riabbracciarsi: il Movimento quest’anno spegne 10 candeline. “Auguri, auguri”, dice. “Grazie. perché in questi dieci anni tutto quello che è successo, è successo grazie a voi”. Proprio mentre sta per far partire la sua arringa, viene interrotto dai contestatori che chiedono di fermare la vendita delle armi alla Turchia: lui li asseconda e la sicurezza interviene.

Quindi Di Maio riprende fiato e rilancia su quanto realizzato in questi mesi. E’ l’uomo sotto esame: il leader che ha portato i 5 stelle prima con la Lega e poi col Pd. Allora inizia dai risultati, a partire dal taglio dei parlamentari approvato pochi giorni prima: “Ci provavano da 40 anni, ma non ci riuscivano. Non avevano una forza parlamentare disposta a tagliare se stessa. Siamo arrivati noi e ce l’hanno fatta”. Ecco, continua, “noi siamo quel Movimento che ha trasformato l’impossibile in possibile“.

E’ qui che torna a giocare la carta della “terza via”: “I 5 stelle sono post ideologici”. “Essere la terza via vuol dire poter scegliere. Noi siamo stati in un governo. Poi in un altro. Cosa c’è al centro? L’ideologia? No, un elenco di promesse”. La strategia di Di Maio è questa: ancorare gli attivisti ai risultati e convincerli, come voleva il Movimento degli inizi, che si può lavorare con (quasi) chiunque, l’importante è lavorare sui temi. Quindi mostra un libretto giallo, distribuito alla folla, con la lista di promesse da realizzare: “Abbiamo ancora tre anni di governo per completare la lista. Ma quello che proponiamo noi è di destra o di sinistra? Secondo me è una novità”. Tra le proposte nuove, che appunto finora non erano state affrontate, c’è la riforma di quelli che chiama “i gironi infernali” della burocrazia per i cittadini. “Noi dobbiamo riorganizzare lo Stato, fare una grande riforma, anche costituzionale, perché si aiutino i cittadini a uscire dall’inferno in cui sono stati cacciati”.

Il capo politico sceglie di chiudere con un appello alla responsabilità dei militanti. Come a dire che, se vogliono criticarlo, prima devono mettersi in gioco personalmente. “Noi abbiamo vissuto 10 anni in cui siamo stati arrabbiati, non abbiamo mai odiato. Sono stati 10 anni in cui la rabbia l’abbiamo canalizzata in questo progetto grazie a Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, ma non possiamo stare noi sulle spalle del Movimento nei prossimi 10 anni. Nel senso che siamo stati arrabbiati per 10 anni e quella rabbia è stato il nostro carburante per cambiare le cose. Non dobbiamo essere più arrabbiati, ma dobbiamo caricarci sulle spalle il Movimento e dobbiamo coinvolgere tante altre persone con il ragionamento e lo studio”. Questo, “se vogliamo pensare in grande”. “Io ve lo dico”, è la promessa finale, “non scapperemo dalle nostre promesse”. Segue un lungo applauso e dà la parola al capo del governo con cui spesso si contende i riflettori: “Sono contento di aver rinunciato a fare il presidente del Consiglio perché ho permesso a Giuseppe Conte di diventare premier”. La platea esplode e si alzano tutti in piedi.

Conte: “Avete portato il vento della rivoluzione”
Per il premier Conte è il secondo anno consecutivo sul palco di Italia 5 stelle: se la prima volta è stato il debutto per fare amicizia con la base che lo ha incoronato, oggi è stata la consacrazione di quello che si conferma uno dei leader più forti che ha il Movimento. “Io sono davvero felice di essere qui a festeggiare il vostro compleanno. E sono molto felice di farlo a Napoli: i greci la chiamarono ‘nuova città’. Noi stiamo lavorando alla nuova polis, alla nuova Italia”. Mai prima d’ora il premier aveva usato parole così vicine al linguaggio del Movimento: “Io vi ho conosciuto, mi hanno detto che voi portate l’antipolitica. Ma voi siete il trionfo della buona politica. Vi hanno detto che siete un Movimento anti-sistema, ma voi siete quelli che stimolano tutti a onorare le istituzioni. E come si onorano le istituzioni? Con comportamenti onesti, trasparenti. Con la correttezza”. Lo interrompe la folla che inizia a gridare, come ormai da rito, “onestà, onestà”. “Questa nuova polis su quali pilastri si regge?”, continua Conte. “Vogliamo lavorare a un patto con i cittadini onesti. Vogliamo convincere tutti i cittadini che pagando tutti, pagheremmo meno”. E quindi guardando la folla: “Avete portato il vento della rivoluzione“.

Il secondo pilastro della “nuova polis” è la giustizia: “Stiamo lavorando con Bonafede alla riforma della Giustizia perché ci siano tempi chiari e certi”. Un altro pilastro “sarà ridurre la burocrazia. Riformeremo l’intero quadro del nostro ordinamento: i procedimenti amministrativi devono essere chiari e trasparenti. I cittadini devono avere risposte di qualità in tempi brevi”. E, ultimo pilastro, l’ambiente: “Vogliamo poi un’Italia verde, che si sviluppi in modo sostenibile”. La chiusa è per “distinguersi dagli altri”: “Noi non parliamo di slogan, parliamo di progetti concreti. Risolveremo il problema dell’immigrazione non con lo slogan ‘porto chiuso’. Noi gli slogan li lasciamo a quelli che dicono che hanno le coperture finanziarie per regalare le tasse a tutti, per regalare i servizi a tutti quanti”. Un attacco diretto proprio agli ex soci di governo del Carroccio. Infine l’appello perché nessuno lo lasci solo: “La credibilità di questo governo dipende dal nostro impegno, ma anche dal vostro sostegno“.

L’intervento di Roberto Fico per “l’avanguardia” e contro “la nostalgia” – Sembra ieri che Roberto Fico si sfogava sul palco di Italia 5 stelle a Palermo contro “i protagonismi dei colleghi”. Oggi, è un’altra persona e soprattutto il suo dissenso si è incanalato saldamente al fianco di Di Maio. Spetta a lui parlare ai più amareggiati. “Noi ci possiamo raccontare solo con quello che facciamo”, è l’inizio. “E’ l’esempio e il modo di stare nelle istituzioni, è quello che è importante. I cittadini si devono rispecchiare nelle istituzioni”. Fico parla con il cuore perché c’è da sempre e proprio da Napoli per lui tutto è iniziato. “In questa Arena Flegrea, nel 2007, noi del Meetup di Napoli abbiamo fatto il primo intervento”, racconta. “E io l’ho fatto. Ma non voglio parlare con nostalgia. Il Movimento è come un treno che sta facendo un percorso”. “La domanda che ci dobbiamo fare è: chi siamo oggi, che strada vogliamo percorrere, che Movimento vogliamo diventare. Non possiamo essere il Movimento delle origini, perché vorrebbe dire che siamo uguali a noi stessi e siamo in un Movimento che cambia velocemente”. E ancora: “Noi non siamo più quelli di prima e dobbiamo chiederci chi vogliamo essere. Ci sono una marea di contraddizioni, ma è anche una forza”. Nelle sue parole, la sofferenza di stare dentro i palazzi del potere, loro che fino a oggi li osservavano da fuori: “Oggi che siamo istituzioni, dobbiamo dare risposte veloci e celeri. Perché la piazza dei ragazzi che protestano per l’ambiente sarà una nuova avanguardia. Noi siamo un’avanguardia“. Il suo è un discorso per l’inclusione: “Nessuno deve sentirsi escluso, tutti devono pensare che sono al centro di un cambiamento”. E “dobbiamo sempre guardare avanti e pensare che noi vogliamo fare il bene dei cittadini. Coscienti di un mondo che sta cambiando attorno e noi con lui. Questo Movimento è la mia casa, con tutte le fatiche e le stanchezze. Questa è stata, è e sarà un’avventura straordinaria. E la parola d’ordine è sempre: insieme”. Poi il saluto che dice tutto: “Vi voglio bene”.

Davide Casaleggio: “Ogni volta che ci hanno negato un diritto siamo cresciuti” – A differenza del solito, parla a lungo anche Davide Casaleggio e non si risparmia i commenti politici. “Noi abbiamo avuto un momento di svolta, ogni volta che ci hanno negato un diritto”. E l’ultima volta, secondo il figlio del fondatore del Movimento, è stato quando “hanno negato al Movimento la maggioranza in Parlamento. Ogni volta che ci hanno negato un diritto siamo cresciuti”. E, “certo ci siamo fidati della parola delle persone che non hanno onorato il loro impegno fino in fondo. Però è giusto farlo”.

Casaleggio cita il padre, parlando della piattaforma Rousseau, e inizia un lunghissimo applauso della folla. “I Meetup ci hanno aiutato ad aggregare le persone intorno a delle idee”, continua. “Il Meetup ci ha portato al governo, Rousseau ci permette di saldare la volontà del Movimento con tutti i rappresentanti delle istituzioni”. “Ci sono molti strumenti che ci permettono di avere valore per la nostra comunità”. E per questo, accenna velocemente: “Voglio mandare un bacio ad Alessandro”. Il riferimento è a Di Battista, assente per la prima volta a Italia 5 stelle perché in questo momento sta affrontando un problema personale. “Come Movimento abbiamo combattuto le nostre battaglie con due armi, l’esempio e la comunità. Perché noi assieme possiamo fare la differenza. Quando penso al motivo per cui esiste il Movimento, penso che sia fare la differenza“.

Grillo show: prima in video come Jocker, poi sale sul palco e si prende la scena – L’assolo di Beppe Grillo è come sempre quello che dà un senso a tutto il racconto del Movimento. Lui che si fa presentare come l’elevato rimane dietro le quinte per tutto il giorno e fino all’ultimo sembra che nemmeno salirà in scena. “Io ho deciso di non venire”, dice in video truccato da Jocker, “perché mi avreste chiesto i piani. Io non faccio piani, il caos è la più grande forma di democrazia di questo secolo. Io sono il caos. Sono io il vero caso”. E’ una finta. Si accendono le luci e sale sul palco. E la prima battuta è per prendere in giro l’inglese di Di Maio. Come a dire che comunque vada, nessuno deve prendersi sul serio. “Oggi eravamo io, Gunter e Casaleggio. Di Maio mi traduceva dall’inglese non capivo niente”. Ridono ancora.

Ma nel comizio di Grillo c’è molto di più. “La depressione è cosmica. E’ giusto che tu sia depresso. Altrimenti saresti pazzo. E’ come il paradosso di Teseo. Andava da Sparta ad Atene con la nave, poi cambiava tutti i pezzi. La nave di Teseo era quella giusta o era un’altra? Noi abbiamo cambiato tanti pezzi dentro. E questo è un momento che dovete percepire come meraviglioso. Noi siamo cambiati. Ed è giusto questo cambiamento. Quando senti il segretario del Pd che dice ‘tu vali tu’ è meraviglioso. Non si capisce cosa voglia dire, ma è meraviglioso. Quando Renzi pianta un albero ogni iscritto, ora ha piantato due piantine, è meraviglioso”. Perché “stiamo dando una narrazione al Pd“. E secondo Grillo questa è la soluzione: “Fargli credere che ci hanno pensato loro”.

Poi rivolto a Conte e Di Maio, dice: “Prima c’è stato una specie di Porta a porta”. Prende in giro i due leader principali del Movimento e la platea scoppia a ridere. Quindi i parlamentari: “Guadagnano 6mila euro al mese. Maledetti”. La folla ride. E ancora su Conte: “L’unico problema sono quelle adenoidi lì, dovremmo fargliele curare..”. Grillo può tutto: prendere in giro i suoi e rinfrancarli. Una frase dopo l’altra e funziona. “Non voglio che stiamo sempre lì a parlarci addosso..”. E alla platea: “Vaffanculo ve lo dico io, se no non facciamo mai niente”. Nel caos del suo monologo butta lì anche una delle sue proposte a cui tiene di più: “Io vorrei che le forze portassero avanti un reddito universale. Quando nasci hai diritto a un reddito”. Non c’è più tempo, forse se ne parlerà. “Andate e spargete il verbo”, è la sua ultima frase.

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F35, “Conte ha confermato agli Usa l’impegno ad acquistarli”. Malumori M5s. Palazzo Chigi: “Rinegoziare? Il premier è d’accordo”

“Giuseppe Conte si è impegnato con Mike Pompeo sul rispetto degli accordi presi sull’acquisto di 90 aerei F35″. Un retroscena del Corriere della Sera agita le acque in casa Movimento Cinque Stelle, perché da sempre gli aerei da guerra sono materia delicata in casa pentastellata. Così la ricostruzione del quotidiano di via Solferino riguardo il colloquio tra il premier e il segretario di Stato Usa sulla possibilità di via libera a una spesa prevista di circa 14 miliardi – con un “ritorno” parziale per l’industria italiana che produce le ali dei velivoli – starebbe provocando malumori tra gli eletti.

In ambienti parlamentari M5S ha destato “stupore” e un “certo malessere”, secondo quanto riporta l’Adnkronos, la conferma di Conte al capo della diplomazia statunitense circa l’intenzione dell’esecutivo di rispettare gli impegni assunti sull’acquisto dei jet militari. E nelle ore successive è il senatore Gianluca Ferrara, capogruppo pentastellato in commissione Esteri, a criticare: “Il M5s – afferma – ha sempre criticato questo programma militare. Un progetto insostenibile che molti Paesi, Usa compresi, hanno già tagliato. Una rinegoziazione è doverosa anche da parte dell’Italia. Confidiamo nel fatto che il nostro presidente del Consiglio farà la scelta giusta”. E in serata fonti di Palazzo Chigi fanno sapere che il premier, in realtà, è “d’accordo” sulla necessità di rinegoziare.

Il Movimento 5 Stelle, ricordava Ferrara, “ha sempre criticato questo programma militare che, così com’è, ci indebiterebbe per almeno 50 miliardi di euro nei prossimi quarant’anni”. Mentre, sottolinea, un ridimensionamento degli acquisti “consentirebbe di liberare miliardi di euro da investire in scuole, ospedali e trasporti pubblici”. “I cittadini ci chiedono questo, non bombardieri strategici con capacità nucleare.

Secondo il retroscena del Corriere, durante la cena di giovedì organizzata a Villa Taverna con imprenditori e banchieri gli americani avrebbero confermato pubblicamente la “soddisfazione” per l’impegno assunto da Conte. Già le mosse del precedente governo M5s-Lega, in realtà, erano parzialmente andati in questa direzione. E il dossier era passate proprio nelle mani di Conte.

Adesso il tema sarebbe riemerso nel corso del bilaterale. Perché se da un lato l’Italia ha insistito sulla necessità di evitare che i nuovi dazi Usa penalizzino prodotti tipici come il parmigiano e l’olio d’oliva, secondo il Corriere, Pompeo avrebbe ricordato a Conte che anche Roma ha impegni da rispettare. Quindi Conte avrebbe confermato la volontà di dare seguito all’acquisto degli F35. Due giorni dopo, racconta il Corriere, durante l’incontro a cena in ambasciata tra Pompeo e i rappresentanti di industria e finanza italiana si sarebbe parlato del buon esito dei colloqui sui jet da guerra.

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Pd, parte l’app del partito, costerà un euro al mese. Tessere, sondaggi, proposte: tutto online. Lo slogan: “Tu vali tu”

“La nuova Pd App sta arrivando”. Nicola Zingaretti annuncia su Facebook il lancio dell’applicazione ufficiale del partito, previsto per il 15 ottobre, con cui punta a modificare la comunicazione con gli iscritti. Il segretario democratico ha postato un video che guida al funzionamento, passo dopo passo. Per gli utenti è necessario prima di tutto iscriversi, pagando una quota associativa di 1 euro mensile. Quindi, potranno accedere a tutte le sezioni. “Attivismo e condivisione” consente a “ogni tesserato potrà condividere le verità del Pd”, “Consultazioni” è incentrata sui sondaggi e – si legge sul video promozionale – dà la “possibilità di dire la propria sui principali temi sociali e politici”. Nella sezione “Contributo” gli iscritti potranno leggere le proposte di legge e avranno “gli strumenti per apportare modifiche e aggiunte” l’utente potrà “interloquire con la propria amministrazione comunale, per chiarimenti e proposte”. I tesserati del Pd saranno infine suddivisi per regioni e province e potranno essere rintracciabili con un sistema di ricerca inserito nella sezione “Iscritti”.

Gli ultimi test tecnici si svolgeranno la prossima settimana, poi ci sarà il lancio. “E’ la rivoluzione del secolo. Me lo dico da solo, ma sono troppo fiero di quello che abbiamo fatto” ha detto Francesco Boccia, ministro per gli Affari regionali e le autonomie, a Repubblica. Alla guida di questo progetto c’è proprio lui. Sul confronto – inevitabile – con la piattaforma Rousseau, Boccia ha le idee chiare: “La differenza”, ha detto al quotidiano diretto da Carlo Verdelli – “è che lì Casaleggio sa chi sono tutti gli iscritti ma gli iscritti non si conoscono tra di loro. Noi invece creiamo una rete in cui chi ha la app può interagire con gli altri”. Una sorta di “agorà” virtuale che dovrebbe cementare la community e rafforzare i rapporti con il partito. Secondo il ministro “i social aperti crolleranno perché i dati non sono protetti”. Intanto, la sfida digitale fra i due alleati di governo passa anche dagli slogan: “Tu vali tu” per l’app del Pd contro l’ormai celebre “uno vale uno” del Movimento 5 Stelle.

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Sondaggi, per Swg Italia Viva vale oltre il 5% (e supera Forza Italia): recupera dall’astensione e permette al Pd di recuperare voti dal M5s

Italia Viva, il nuovo movimento di Matteo Renzi, per la prima volta nella sua brevissima vita supera il 5 per cento in un sondaggio. A dare maggiore credito alla forza politica dell’ex presidente del Consiglio ed ex segretario del Pd è l’istituto Swg nella rilevazione settimanale per il TgLa7. Secondo questi dati Italia Viva riuscirebbe perfino a superare Forza Italia e a tallonare i Fratelli d’Italia. Bisogna dire che è il primo e unico sondaggio a stimare così in alto il partito di Renzi. Tutti gli altri finora lo hanno valutato poco sopra il 3 per cento. Tra l’altro c’è un’altra forza politica che nei risultati di Swg ha maggiore forza rispetto ad altre rilevazioni: Cambiamo! di Giovanni Toti (che a primavera cerca la riconferma da governatore della Liguria) raggiunge il 2 per cento a petto degli zero virgola attribuiti in queste settimane da quasi tutti gli istituti.

Lega prima, M5s secondo (ma senza merito)
Ricapitolando, comunque, la Lega resta il primo partito nelle indicazioni di voto con il 33,6 per cento, sia pure in calo di quasi mezzo punto in una settimana. Il distacco è considerevole nei confronti della seconda forza: torna a esserlo il Movimento Cinque Stelle e questo accade nonostante un calo dei grillini di mezzo punto. Il “merito” del controsorpasso del M5s infatti è tutto del Pd che perde poco più di due punti e torna sotto la soglia del 20 per cento. E’ chiaro l’effetto drenante della scissione di Renzi. Stessa cosa d’altra parte accade con Forza Italia che in una settimana perde lo 0,8 e ormai galleggia a una cifra di poco oltre il 5 per cento. La quarta forza politica sono i Fratelli d’Italia che peraltro in quest’ultima settimana perdono qualcosa e soprattutto la base che aveva raggiungo del 7 per cento. Altri tre partiti del centrosinistra (Sinistra, Verdi e +Europa) restano tra l’1,7 e il 2,3 e quindi non superano la soglia di sbarramento prevista dal sistema elettorale.

Coalizioni: l’alleanza giallorossa è avanti
Anche Swg, come già ieri Quorum/YouTrend, ha provato a sperimentare una eventuale corsa bipolare di coalizione, cioè centrodestra e centrosinistra più M5s. Ne viene che è confermato che sarebbe un testa a testa ma con una punta significativa di vantaggio dell’alleanza giallorossa. E’ implicito che sarebbe l’unica speranza di arrivare al governo sia per il Pd sia per il M5s, visto che il centrodestra a oggi è a meno di 3 punti dal 50 per cento.

Com’è fatto l’elettorato di Renzi
Infine Swg ha indagato su com’è composto il “nuovo” elettorato di Renzi: da dove provengono i voti (virtuali) per Italia Viva? In maggioranza, come prevedibile, dal Pd (2,8 per cento). Non irrilevante (0,8) il contributo di +Europa (che spiega anche il ribasso del partito di Emma Bonino). Scontato l’arrivo di voti da Forza Italia, il cui elettorato moderato non ha altri punti di riferimento a destra. Colpisce il recupero dall’astensionismo che vale l’1,1 dell’elettorato di Italia Viva. In questo quadro l’ultima curiosità sottolineata dall’istituto di sondaggio triestino è che il Pd – con l’uscita di Renzi – recupera lo 0,7 per cento dai Cinquestelle.

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Governo, Bersani: “C’è un popolo disperso di sinistra, riprendiamocelo. Renzi? Ha governato con i miei voti sputandomi addosso”

“Renzi ha governato, sputandomi addosso, ma lo ha fatto con i voti miei”. Lo ha detto Pier Luigi Bersani, intervistato alla festa di Articolo Uno, a Roma. “Renzi ha governato con un nemico principale – ha aggiunto – il populismo e i 5 Stelle. Esito? Il Pd ha perso voti e i 5 Stelle sono aumentati. Poi si sono messi con la destra e in un anno si dimezzano”. Insomma, secondo l’ex ministro, “c’è un popolo disperso che si sente di sinistra: culture ambientaliste, cattoliche, culture sociali, che è ora di richiamare a raccolta per costruire un’alternativa alla destra. Questa alternativa fa parte delle forse che ci credono e che si sentono di sinistra, perché quella di là si chiama destra e questa di qua non può chiamarsi con un altro nome. Sarà una sinistra larga e plurale. E ci vorrà un tavolo per formulare un programma di svolta, e bisogna rompere il muro che c’è tra elettorati di centrosinistra e 5 Stelle”

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Governo, l’ex deputato M5s Galantino in piazza con Meloni critica il Movimento: “Non volevano fermare il business dell’immigrazione?”

L’ex deputato del Movimento 5 stelle, Davide Galantino, passato al gruppo Misto lo scorso luglio, ha annunciato di voler scendere in piazza, lunedì a Montecitorio, a fianco di Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia in segno di protesta contro il governo guidato da Giuseppe Conte e sostenuto da Pd e M5s. “Il Movimento non voleva fermare il business dell’immigrazione?”.

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