Archivio Tag: Movimento 5 Stelle

M5s, espulsi Mario Michele Giarrusso e Nicola Acunzo: non erano in regola con le restituzioni

Il senatore Mario Michele Giarrusso e il deputato Nicola Acunzo sono stati espulsi dal Movimento 5 stelle perché in ritardo con le restituzioni di parte dello stipendio. Il procedimento dei probiviri incaricato di valutare la posizione dei parlamentari era stato aperto a inizio gennaio.

Giarrusso, senatore siciliano alla seconda legislatura, è uno dei volti storici del Movimento. La sua espulsione era stata rinviata fino a questo momento, tra le altre cose, anche per far fronte ai pochi voti di scarto su cui può contare la maggioranza a Palazzo Madama. Solo pochi giorni fa Giarrusso aveva firmato l’appello di Alessandro Di Battista contro la riconferma di Descalzi all’Eni, segnando l’ennesima presa di distanza dalla linea M5s.

A gennaio scorso inoltre, il senatore aveva motivato i suoi ritardi dicendo di aver messo da parte i soldi per far fronte alle cause dovute all’attività di parlamentare: “Non ho mai rinnegato gli impegni presi col Movimento”, era stata la sua giustificazione su Facebook, “né intendo abbandonare il Movimento. Semplicemente è cambiato il meccanismo della rendicontazione e quello nuovo non consente più l’accantonamento di quanto rendicontato. Perché questo ho fatto. Ho accantonato, da gennaio 2019, le somme che avrei dovuto restituire, per costituire una riserva per far fronte alle spese legali per alcuni processi pendenti a mio carico, scaturiti dalla mia attività di parlamentare”.

E’ stato inoltre espulso anche Nicola Acunzo, l’attore “arruolato” nel M5s nel 2018 ed eletto attraverso i collegi uninominali in Campania. Il deputato era in ritardo con le restituzioni, una situazione che non ha mai sanato nonostante le promesse. Acunzo nel 2019 non ha mai versato i fondi che, da regolamento, i parlamentari 5 stelle si decurtano dallo stipendio.

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M5s, Nesci: “Restituzioni? Non ho paura dei probiviri. Dovevamo fare rivoluzione culturale, invece abbiamo abbassato il discorso politico”

“Ho fatto denunce contro la ‘ndrangheta figuriamoci se ho paura dei probiviri. Da questo momento in poi per protesta non rendiconterò più nella piattaforma del M5S: ho già provveduto a fare le prime donazioni di parte del mio stipendio ad associazioni sul territorio impegnate in attività culturali, diritti dei minori e assistenza ai malati”. Lo dice sul proprio profilo Facebook la deputata calabrese di M5s, Dalila Nesci, in un lungo in un video in cui ribadisce una serie di critiche alla conduzione del Movimento. La parlamentare è nella lista dei morosi del Movimento, accusata di non essere in regola con le restituzioni. “Dovevamo operare una rivoluzione culturale – scrive Nesci – ma le maggiori energie e risorse sono state utilizzate in questi anni per abbassare il discorso politico. Tanto è vero che ci ritroviamo ciclicamente a parlare di rendicontazioni per denigrare qualche parlamentare e distogliere l’attenzione dalle questioni politiche su cui invece bisognerebbe argomentare”

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M5S, Gianluigi Paragone espulso dai probiviri: “Tra i motivi il voto contrario alla manovra”. Lui: “Sono stato cacciato dal nulla”

Era nell’aria da un paio di settimane, ma è arrivata il primo giorno dell’anno. Gianluigi Paragone è stato espulso dal MoVimento 5 stelle. Il Collegio dei Probiviri, composto da Raffaella Andreola, Jacopo Berti e Fabiana Dadone, ha disposto l’espulsione del giornalista televisivo, candidato ed eletto al Senato alle politiche del 2018. La decisione è già stata comunicata all’interessato e, tra le altre cose, viene motivata anche con il voto espresso in difformità dal gruppo parlamentare sulla legge di bilancio.

Il senatore ha commentato l’espulsione pubblicando su Facebook la foto di una pagina su carta intestata di Palazzo Madama con scritto a penna: “Sono stato espulso dal nulla. C’era una volta il 33%….ora..”.

Paragone era finito all’attenzione dei pribiviri a metà dicembre, cioè dopo il voto contrario alla fiducia posta dal governo sulla legge di bilancio. Intervistato da Agorà, su Rai3, dopo il no alla manovra economica aveva lanciato una stoccata contro Luigi Di Maio: “Ma perché dovete parlare di Di Maio come capo politico? Non ha più il potere del capo politico, ce l’ha solo scritto sul biglietto da visita”.

Parole che avevano sollevato le proteste di alcuni ministri. Quello della Giustizia Alfonso Bonafede aveva bollato quella di Paragone come “un’opinione oggettivamente sbagliata”: “Di Maio è stato riconfermato dai cittadini – aveva spiegato – Ci sono 300 parlamentari circa dei 5 stelle che lavorano dalla mattina alla sera e si rimettono alla maggioranza. Poi c’è chi qualcuno che va nelle trasmissioni un giorno sì e l’altro pure, a dire che non è accordo che poi arriva un punto che uno si chiede: ma se non sono mai d’accordo con questo gruppo, forse non è arrivato il momento di dimettermi e tornare a fare il mio lavoro?”. Il ministro Stefano Patuanelli, invece, aveva ipotizzato l’apertura “automatica di una procedura davanti ai probiviri. Gian Luigi ha sempre espresso le sue opinioni, anche molto radicali. Credo sia sbagliato non esprimere le proprie opinioni, ma non confermare la fiducia al governo”.

La procedura era stata aperta proprio nei giorni in cui Beppe Grillo e Davide Casaleggio erano andati a Roma per incontrare i gruppi parlamentari per un’assemblea straordinaria. A quell’incontro però Paragone non c’era: aveva fatto sapere di essere a cena con alcuni attivisti e, come testimoniano alcuni scatti pubblicati su il Tempo. Al tavolo con lui c’era anche l’ex deputato Alessandro Di Battista. Il giornalista si è gradualmente allontanato dalle posizioni di Di Maio e dei 5 stelle dopo la crisi di governo provocata dalla Lega in estate, e il varo del Conte 2 sostenuto dal Pd. Si era astenuto dal voto di fiducia al nuovo esecutivo, e aveva votato contro la risoluzione sul cosiddetto Salva Stati. Poi ecco il voto contrario alla manovra. “Hanno voluto costruire un movimento basato sul vaffa. Se vorranno cacciarmi, lancerò loro il mio vaffa e gli aggiungerò anche il dito medio. Poi mi opporrò, questo è sicuro. Non gliela renderò facile, dovranno sudare”, aveva detto Paragone qualche tempo fa. Motivando il suo voto contrario alla legge di bilancio in questo modo: “E’ una manovra in cui manca la nostra visione del Paese e non potevo votarla. Dovremmo dare delle risposte a tutti quelli che ci hanno votato, ma non lo stiamo facendo”.

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Gratteri, Anm lo difende dalle accuse del Procuratore Lupacchini: ‘Sconcertanti’. Togati di Area e MI chiedono apertura di una pratica

L’Associazione Nazionale Magistrati si schiera al fianco del Procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri, dopo le critiche arrivate dal Procuratore Generale, Otello Lupacchini, che ha lamentato scarsa collaborazione tra la Direzione distrettuale antimafia, guidata appunto da Gratteri, e la Procura Generale, oltre ad accusare gli uomini della Dda di procedere con operazioni spettacolari che successivamente vengono ridimensionate: “Almeno in questo anno – aveva dichiarato Lupacchini – i risultati sono stati molto al di sotto delle aspettative. Quando si catturano tante persone che poi vengono rimesse in libertà o si censurano i provvedimenti, non da parte mia ma da parte della Corte di Cassazione, tacciandoli di pregiudizio accusatorio e di evanescenza indiziaria. Non ha visto come son finite tutte le indagini del signor Gratteri? ”. Ma l’Anm non ci sta e risponde: “Le valutazioni del Procuratore Generale Lupacchini, come riportate dalla stampa, relative a ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip in seguito ad indagini svolte dalla Procura della Repubblica di Catanzaro e in attesa di ulteriori verifiche giurisdizionali, sono sconcertanti in sé e ancor più perché provenienti dal vertice della magistratura requirente del distretto”. Area e Magistratura Indipendente chiedono l’apertura di una pratica a tutela dei magistrati.

Ogni esternazione, continua l’Associazione, “che si risolva in una critica dei provvedimenti giudiziari, non argomentata e non fondata sulla conoscenza degli atti, rappresenta una lesione delle prerogative dell’autorità giudiziaria, una delegittimazione del suo operato, e può, nel caso di specie, implicare, in ragione del ruolo ricoperto da chi l’ha resa, un’inaccettabile forma di condizionamento dell’autonomia e indipendenza dei titolari delle indagini e incidere sulla serenità dei magistrati chiamati ad occuparsi dei relativi accertamenti nelle diverse fasi processuali”. L’Anm si dice comunque “certa che la Magistratura non ne sarà influenzata e saprà operare con serenità ed indipendenza in un territorio purtroppo interessato da una delle forme più aggressive di criminalità organizzata”.

Solidarietà a Gratteri è arrivata nella giornata di venerdì anche dai portavoce del Movimento 5 Stelle in Commissione Giustizia alla Camera, definendo il magistrato un “bersaglio delle polemiche mediatiche del procuratore generale Otello Lupacchini. Onestà, trasparenza e competenza caratterizzano da sempre l’operato di Gratteri al quale va ascritto, tra gli altri, il merito di aver coordinato e realizzato un recente blitz che ha permesso l’emissione di misure cautelari nei confronti di 330 persone, tra presunti boss di ‘ndrangheta, affiliati, politici e professionisti”.

In occasione di operazioni di tale portata, continuano i Cinquestelle, è fondamentale che tutti gli apparati dello Stato cooperino per debellare la mafia e non si dividano in inutili e pretestuose polemiche. Nel ribadire solidarietà e sostegno a Gratteri, il nostro auspicio è che questa fase di incomprensioni sia archiviata al più presto all’insegna di un sentire comune: il ripristino della legalità e la lotta alla criminalità organizzata”.

Le dichiarazioni di Lupacchini hanno causato anche la reazione di Area, il principale gruppo di consiglieri togati al Consiglio Superiore della Magistratura, che ha così chiesto l’apertura di una pratica su di lui in Prima commissione competente sui trasferimenti d’ufficio dei magistrati per incompatibilità ambientale e funzionale, giudicando “allarmanti” le dichiarazioni del Procuratore Generale: “Si tratta di dichiarazioni particolarmente allarmanti in ragione del ruolo rivestito dall’intervistato e in quanto riferite a un provvedimento emesso dal Giudice per le indagini preliminari di Catanzaro sul quale dovrà pronunciarsi nei prossimi giorni il Tribunale per il riesame di Catanzaro”. Di qui la richiesta di apertura di “una pratica in prima commissione per l’adozione di urgenti provvedimenti a tutela della credibilità della autorità giudiziaria di Catanzaro e dell’esercizio sereno, imparziale ed indipendente della funzione giudiziaria in quella sede”.

Stessa richiesta avanzata anche dal gruppo di Magistratura Indipendente, i cui consiglieri al Csm, Paola Braggion, Antonio D’Amato e Loredana Miccichè, hanno depositato al Comitato di Presidenza la richiesta di apertura di pratica a tutela dei magistrati del Distretto della Corte d’appello di Catanzaro “in considerazione delle allarmanti dichiarazioni del Procuratore generale di quel Distretto ed anche di quelle non meno gravi di un parlamentare della Repubblica all’indomani dell’esecuzione degli arresti”.

I magistrati si soffermano prima di tutto sul post Facebook della Deputata del Partito Democratico, Enza Bruno Bossio, in cui si legge “Gratteri arresta metà Calabria. È giustizia? No è solo uno show! Colpire mille per non colpire nessuno. Anzi sì. Colpire la possibilità di Oliverio di ricandidarsi”. “Le parole attribuibili all’onorevole Enza Bruno Bossio – scrivono da Mi – non si rinvengono più sulla sua pagina Facebook, ma alla stessa deputata sono riferibili, secondo i quotidiani La Repubblica, Il Fatto Quotidiano e Il Riformista“.

Poi anche loro si concentrano sulle parole di Lupacchini: “Nemmeno due giorni orsono, anche il Procuratore generale di Catanzaro, intervistato su reti televisive a diffusione nazionale, ha testualmente dichiarato, in merito agli arresti, che la Procura generale, da lui diretta, ‘può rispondere soltanto di ciò che generalmente accade e cioè l’evanescenza come ombra lunatica di molte operazioni della Procura distrettuale di Catanzaro’, lamentando anche di avere saputo dell’operazione solo dai giornali”. Le dichiarazioni, secondo i consiglieri di Magistratura indipendente, “sono particolarmente allarmanti, ove si ponga mente alla loro qualificata provenienza, e cioè da un soggetto preposto ai vertici della magistratura del Distretto di Catanzaro. Con la richiesta di apertura di pratica a tutela intendiamo assicurare un tempestivo intervento a tutela dell’indipendenza e della serenità di giudizio dei magistrati del Distretto di Catanzaro, ed in particolare di quelli della Procura distrettuale preposti allo svolgimento di ulteriori indagini; dei giudici per le indagini preliminari; dei magistrati del Tribunale del Riesame di Catanzaro e di tutti gli altri magistrati del Distretto, direttamente o indirettamente chiamati a svolgere il loro ruolo nell’ambito del procedimento penale relativo all’esecuzione dei recenti arresti”.

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Livorno, il museo della mostra su Modigliani non è accreditato in Regione: è senza direttore da luglio. “Così si perdono fondi e visibilità”

Niente soldi né prestigio. Il Museo della Città di Livorno, che da inizio novembre ospita la mostra per il centenario dalla morte di Amedeo Modigliani, non ha ricevuto l’accreditamento della Regione Toscana, il riconoscimento che permette ai musei comunali di ricevere finanziamenti trasparenti e una visibilità regionale. Il motivo? Il Comune non ha ancora nominato il direttore dopo che – a luglio – è scaduto il mandato dell’ultima, la storica dell’arte Paola Tognon. “Il Pd pensa solo a Modigliani – attacca la consigliera M5s ed ex vicesindaca Stella Sorgente – purtroppo però si è ‘dimenticato’ di nominare un direttore scientifico che, vista l’importanza della mostra sull’artista livornese, sarebbe stato importante avere”. “Con il mancato accreditamento non perdiamo niente – replica a ilfatto.it l’assessore alla Cultura della giunta di centrosinistra, Simone Lenzi – Comunque l’accreditamento arriverà più avanti quando nomineremo il nuovo direttore”.

Il processo per l’accreditamento del Museo della Città di Livorno, che raccoglie i principali cimeli della storia cittadina, era iniziato un anno fa per volontà della giunta M5s dopo la selezione di Tognon come direttrice scientifica dei musei. “Ho fatto una battaglia molto aspra anche con i miei colleghi in giunta per avere i soldi da investire per assumere un direttore scientifico – racconta l’ex assessore Francesco Belais – e lo avevo fatto proprio perché questo era il requisito più importante per ottenere l’accreditamento della Regione”. Dopo un bando pubblico, nel settembre 2018 era stata nominata l’esperta bergamasca Tognon, non certo una simpatizzante grillina visto il suo passato da consigliera comunale Pd a Bergamo. Il suo era un mandato a tempo visto che a maggio a Livorno si sarebbero tenute le elezioni amministrative, poi vinte dall’attuale sindaco Luca Salvetti.

Tognon non è stata riconfermata, non senza polemiche: nel Pd fanno sapere che era stata lei a voler lasciare mentre dalle opposizioni accusano la nuova giunta di averla “cacciata” perché nominata dai 5 Stelle. Nella conferenza stampa di addio la direttrice uscente aveva preferito non polemizzare con la nuova giunta pur lanciando qualche frecciatina: “Sono convinta che siano le cose a raccontare le cose, non le parole, e ciò che più mi preme in questo momento è effettuare un passaggio di consegne che consenta a questa città di proseguire il percorso che è stato iniziato”. Il sindaco Salvetti invece aveva risposto che “visto che non abbiamo ancora deciso la strada da intraprendere con la gestione dei musei, riteniamo più opportuno, almeno per il momento, che ad occuparsi della gestione dei musei sia una figura con un rapporto più diretto all’interno del Comune”. Ad oggi però, dopo 4 mesi, il nuovo direttore del polo museale di Livorno non è stato ancora nominato.

Ed è per questo che la Regione ha negato l’accreditamento: “Ci spiace comunicare – è scritto nel documento della Regione che ilfattoquotidiano.it ha potuto leggere – che l’istanza da voi presentata per il Museo di rilevanza regionale non è stata accolta”. All’inizio dell’istruttoria c’è proprio la mancata nomina del nuovo direttore scientifico: “La comunicazione del Comune di Livorno non specifica quando verrà ripristinata la figura del direttore del museo decaduta il 25/07/2019 e per il quale non sono state avviate procedure di nomina o di copertura dell’incarico”. La Regione poi indica altre criticità tra cui l’impianto climatico del museo e la sicurezza ma quella principale resta il tassello del direttore scientifico.

Il mancato accreditamento ha provocato, come per abitudine, lo scontro politico tra Pd e M5s. L’ex vicesindaca Sorgente spiega che “è tutta colpa della giunta Salvetti”: “Noi avevamo aperto la strada a finanziamenti regionali di cui avrebbero potuto beneficiare anche loro, invece sono stati come minimo superficiali”. Accorata è la replica dell’assessore Lenzi che a ilfatto.it spiega che “anche senza l’accreditamento, per la mostra di Modigliani il museo ha ricevuto 100mila euro dalla Regione”: “E’ curioso che il M5s polemizzi con noi: se fosse stato per loro il Museo della Città sarebbe chiuso perché lo avevano lasciato senza copertura finanziaria. Comunque stiamo riorganizzando il polo museale livornese e in questo ambito nomineremo presto il nuovo direttore, così da poter ottenere l’accreditamento”.

Twitter: @salvini_giacomo

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Disabili, altro che manovra record! Gli ‘interventi per 1,3 miliardi’ annunciati sul Blog delle Stelle si scontrano con la realtà dei numeri

Chissà se il padre fondatore del Movimento cinque stelle, Beppe Grillo, ha letto il comunicato sfavillante gioia comparso sul Blog delle Stelle riguardante il piano record di finanziamento sulle disabilità presente in manovra finanziaria.

Se ha dato un’occhiata fugace al titolo avrà senz’altro pensato, finalmente soddisfatto del governo giallorosso, che le cose stanno mettendosi bene perfino per i disabili nel nostro Paese. Un impegno di spesa dedicato nella manovra di bilancio di oltre 1,3 miliardi destinati ai disabili sarebbe una svolta.

Sarebbe, appunto. Se si prova a leggere il comunicato trionfante dei pentastellati e l’articolo 40 della legge finanziaria in questione il sorriso si trasforma ben presto in una amara delusione. Facendo due conti, come saprebbero fare in molti senza essere esperti di bilancio dello Stato, il governo Conte 2 impiegherà per il 2020 circa 90 milioni in più rispetto ai precedenti governi.

Altro che manovra record! Qui si tratta di capire se il costo di un cappuccino e un cornetto al giorno stanziato per 3 milioni di persone disabili si possa definire un piano record o una pessima figura. A questo punto sono fiducioso che Beppe Grillo, sorpreso, alzerà il telefono e, con la sua voce possente, richiamerà a una maggiore attenzione gli estensori del comunicato scritto sul blog del partito che ha ispirato e fondato.

Come è possibile, si sarà chiesto o si sta chiedendo, che i miei ragazzi abbiano imparato l’arte della bugia così presto e bene? Come è potuto accadere che, come i cittadini italiani si aspettavano da un movimento destinato a raccontare i fatti e non a nascondere le incapacità dei politici, si possano confondere numeri, dati e impegni di spesa in un modo così grossolano e fuorviante?

Purtroppo il miliardo e 300 milioni – di cui si parla come di una conquista di civiltà e di attenzione a chi fa fatica a vivere tutti i giorni 24 ore al giorno – non esiste e non esisterà mai. Rimane il solito inadeguato fondo della non autosufficienza finanziato con circa 621 milioni per il 2020 con una variazione esigua rispetto agli ultimi anni: poco più di 16 euro al mese per ogni disabile grave non autosufficiente.

In questi anni di apparenti grandi stravolgimenti della geografia politica italiana, la costante sembra essere rappresentata dalla perdurante ipocrita demagogia di chi governa. È molto triste, ma è un fatto incontrovertibile.

La differenza con il passato è che prima chi non faceva almeno non diceva il contrario. Per i disabili, perché è di milioni di persone deboli che stiamo parlando, purtroppo non cambierà nulla. Per quelli che si fermeranno alla lettura dei titoli di testa si. Che pena.

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Governo, il consiglio di Calenda al Pd: “Unico modo di gestire il M5s è cancellarlo”

“È indecoroso dire ogni 3 minuti a M5s `vogliamo un’alleanza organica con voi´ e Di Maio risponde `mi fate schifo´. Bisogna dirgli alla fine `mi fai schifo tu, andiamo alle elezioni e vi cancelliamo´. Perché ai miei amici del Pd dico, i 5stelle c’è un solo modo di gestirli, cancellarli”. Così Carlo Calenda parlando all’Eliseo a Roma.

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Prescrizione, resta lo stallo tra Pd e M5s prima del vertice sulla giustizia. I dem: “Serve norma su limiti massimi durata dei processi”

Se tra M5s e Italia Viva non mancano le frizioni sul tema giustizia, dopo gli emendamenti provocatori sul carcere agli evasori dal gruppo renziano, resta pure lo stallo nel governo sul nodo prescrizione, ancora irrisolto in attesa del prossimo vertice di maggioranza, previsto per martedì prossimo. Perché, se il ministro Bonafede ha già attaccato i renziani per non aver ancora presentato le sue proposte, anche in casa Pd non intendono retrocedere dalle garanzie richieste. Tanto che lo stesso sottosegretario alla Giustizia, Andrea Giorgis, rilancia da Bologna: “La nostra richiesta a Bonafede? Il processo non può avere durata infinita, siamo convinti che si possa trovare una condivisione dentro la maggioranza per predisporre un istituto giuridico che assicuri una durata non illimitata al processo“. Non è il solo; perché anche l’ex Guardasigilli Andrea Orlando precisa: “Mai chiesto una norma che rinviasse l’entrata in vigore della nuova prescrizione, ma una norma che, nel caso i processi durino più del dovuto, preveda un elemento a garanzia dell’imputato. Abbiamo fatto delle proposte al ministro Bonafede in questo senso, stiamo aspettando da lui delle risposte”. Tradotto, il Pd vuole limiti massimi sulla durate dei processi, a prescindere dalla questione prescrizione.

Né al Nazareno si intende indietreggiare di fronte alle rivendicazioni dello stesso Bonafede, secondo cui, dopo l’entrata in vigore del 1 gennaio 2020 della riforma, “gli effetti si avrebbero comunque soltanto tra 3 o 4 anni, quindi ci sarebbe tutto il tempo per trovare delle soluzioni“. Nulla da fare: “Il discorso allora vale anche al contrario, non si comprende tutta questa fretta”. Tradotto, le distanze sono ancora lontane. Anche se Giorgis prova a trovare una sintesi, per evitare una nuova faida: “Rischio grana per la tenuta dell’esecutivo? Sono certo che si possa trovare una soluzione condivisa”.

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M5s, il senatore Grassi annuncia l’addio: “Abbandonare è legittima difesa. Contrario ad Agenzia per la ricerca, non voto la manovra”

Il senatore del Ugo Grassi annuncia all’Adnkronos la sua volontà di dire addio Movimento 5 stelle: “A questo punto per me abbandonare il Movimento diventa legittima difesa”, ha accusato il parlamentare. Grassi, avvocato e professore ordinario di Diritto civile, ha spiegato che non voterà la prima legge di bilancio del governo giallorosso perché contrario all’istituzione di una Agenzia nazionale per la ricerca, prevista dalla manovra: “Vuol dire assoggettare la ricerca italiana a un controllo politico. Per me è aberrante. È una cosa che io non avrei mai voluto trovare in legge di bilancio, è la negazione di quello che c’eravamo promessi. Allo stato, non voto la manovra”, ha detto all’Adnkronos. “Se passo alla Lega? Non rispondo a questa domanda”, ha tagliato corto il senatore.

L’uscita dal gruppo “potrebbe accadere” molto presto, ha assicurato Grassi, aggiungo che “di fronte a questo voglio vedere chi mi critica“. Sulla possibilità di passare al Carroccio ha spiegato: “Diciamo che poi uno vede che fare“. Il senatore ha spiegato di vedere una “contraddizione tra ciò che mi era stato prospettato, che era oggettivamente il programma M5s, e ciò che sta accadendo”. “Ho accettato la mia candidatura per contrastare lo strapotere dell’Anvur (Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca, ndr). Non ci sono riuscito perché il M5S non si è proprio attivato, anzi ha fatto l’opposto. E non contenti, ne creiamo un’altra, che costa 4 milioni di euro… penso a quante borse di studio potremmo erogare con quei soldi”, ha attaccato Grassi.

“L’Agenzia nazionale per la ricerca – ha insistito il senatore – sarà un’altra Anvur, e l’Anvur mi ha rovinato. Non mi si può chiedere di accendere la miccia del candelotto di dinamite collocato sotto la mia casa. Io non ci sto, non lo posso fare”. “È grave che un collega stia facendo una cosa del genere”, ha aggiunto Grassi riferendosi al premier Giuseppe Conte. “Per me – ha concluso – è un tradimento che non accetto. Sono irritato, amareggiato e deluso. Il grande pubblico non si rende conto che laddove muore la ricerca, si spengono i sogni dei giovani. Senza studio saremmo rimasti all’età della pietra”.

Il senatore già il 26 settembre scorso aveva annunciato le sue dimissioni da capogruppo in commissione Affari costituzionali a Palazzo Madama e, pur smentendo l’ipotesi di una fuoriuscita, aveva anche ammesso “le perplessità” e scritto una lettera aperta a Davide Casaleggio per chiedere che si aprisse un dibattito su Rousseau.

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Elezioni Umbria, Bianconi: “Battaglie vanno combattute anche quando si è sfavoriti”. Cita i figli e si commuove

Mi prendo le responsabilità della sconfitta. Ai miei figli dirò che ci sono battaglie che vanno combattute con impegno anche quando sai che le possibilità di vittoria sono basse”. A dirlo, poco dopo le proiezioni dei primi risultati delle elezioni regionali in Umbria, che vedevano il centrodestra in netto vantaggio, il candidato presidente appoggiato da M5s e Pd, Vincenzo Bianconi.

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