Caso Fakir, il presidente del 118: “Un medico sul posto avrebbe potuto salvarlo”. Pm acquisiranno le linee guida del Viminale sul contenimento
Se un medico del 118 fosse arrivato tempestivamente sul posto, “con grande probabilità Abderrahim Fakir si sarebbe potuto salvare“. Lo ha detto all’Ansa Mario Balzanelli, presidente della Società italiana sistema 118. “A fronte di un forte stato di agitazione psicomotoria – ha spiegato – il medico avrebbe infatti potuto sedare il soggetto, a sua stessa tutela e impedendo conseguenze più gravi”. Balzanelli ha inoltre definito “del tutto sbagliata la manovra effettuata dai poliziotti di contenimento del soggetto in posizione prona con viso e torace schiacciati a terra. Non è mai indicata e può essere letale: riduce la circolazione d’aria nei polmoni”.
Anche il lavoro della centrale del 118 sarà al centro degli accertamenti che i pm svolgeranno per capire perchésul posto sia stata inviata un’ambulanza con quattro soccorritori della Croce Rossa, ma senza un medico. La seconda linea di indagine riguarderà poi le linee guida del Viminale per le tecniche di contenimento in casi simili a quello avvenuto il 19 luglio al Pilastro: il testo sarà acquisito dalla Procura di Bologna. Al materiale raccolto dagli inquirenti si sono aggiunti altri video girati dai residenti ed estratti dalle telecamere di videosorveglianza della zona, che vanno a integrare quello circolato sul web e quello della bodycam di uno dei due agenti.
Secondo gli investigatori, guidati dai pm Domenico Ambrosino e Francesca Arienti, che coordina le indagini della squadra mobile insieme al procuratore Paolo Guido, Fakir è rimasto nella zona in cui è successivamente morto per meno di un’ora, dalla prima chiamata al 112 alle 11.59 fino alla morte alle 12.53, mentre ciò che è avvenuto prima è ancora in fase di ricostruzione.
Anche Gianpaolo Trevisi, per tredici anni direttore della Scuola allievi agenti di Peschiera del Garda e oggi consigliere regionale del Pd in Veneto, intervistato dal quotidiano Repubblica commenta la manovra effettuata dagli agenti, spiegando che “l’immobilizzazione con un ginocchio sulla schiena non deve essere usata, non è una delle nostre tecniche”. Trevisi spiega poi che durante la formazione viene spiegato cosa non fare per evitare conseguenze tragiche come la morte: “In generale, si deve partire sempre da un tentativo di dialogo, l’intervento deve essere sempre un’estrema ratio”. Quali sono le manovre a rischio vita? “Buttarsi sopra un soggetto, schiacciargli il torace, comprimergli la cassa toracica, mantenerlo troppo a lungo in posizione prona”. Trevisi conclude dicendo che l’uso della forza è ammesso per contenere la violenza altrui, ma diventa a sua volta violenza nel momento in cui non c’è ragione di continuare a usarla: “La persona che stai immobilizzando può averti detto o fatto qualsiasi cosa, ma se non è una minaccia non va toccata neanche con un dito”.
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