Caso Fakir, Piantedosi e Nordio: “Non c’è un modello Ice in Italia, qui nessuno è al di sopra della legge”. E il New York Times paragona la morte del 43enne a quella di George Floyd

Il paragone viene direttamente agli Usa, dall’organo di stampa più importante al mondo: il New York Times. A precisare, fare distinguo, prendere le distanze, invece, ci hanno pensato due esponenti di peso del governo italiano, il ministro dell’Interno e quello della Giustizia. Il tutto all’indomani degli scontri nel centro di Bologna, dove si è manifestato contro l’operato della polizia dopo il fermo che ha portato alla morte di Abderrahim Fakir, il 43enne deceduto al Pilastro nel corso di un intervento degli agenti, durante il quale era stato immobilizzato a terra e ammanettato. Un ‘modello Ice‘ anche per la Polizia italiana? “In Italia nessuno è al di sopra della legge. No scudi penali, neanche per gli appartenenti alle forze di polizia. Che, peraltro, godono di una estesa fiducia in Italia e all’estero. Sostenere il contrario è una becera strumentalizzazione di una tragedia come questa” ha detto il titolare dell’Interno Matteo Piantedosi, intervistato dal Messaggero. Su Repubblica la linea di Piantedosi viene descritta come impostata sulla trasparenza: “Non sarà un caso Cucchi” assicurano dal Viminale, dove l’intenzione sarebbe quella di non nascondere alcun elemento ai magistrati.

Simile, molto simile, la posizione del Guardasigilli Cardo Nordio, che ha parlato con il Corriere della Sera, respingendo il parallelismo con il modello americano dell’Ice: “Quello Usa è molto diverso. Sia nella disciplina della legittima difesa, sia in quello dell’uso delle armi da parte della polizia”. Riguardo allo scudo penale per gli agenti coinvolti nei fatti di Bologna, Nordio ha spiegato: “L’espressione scudo penale lascia intendere una immunità che non c’è – ha detto – Si evita una automatica iscrizione nel registro degli indagati divenuta una sorta di condanna anticipata. Spetta ora alla magistratura valutare se esistano o meno le cause di giustificazione”.

E mentre si attende l’esito dell’autopsia sul corpo del cittadino marocchino (prevista per oggi), la sua morte ha riaperto in Italia il dibattito sulla violenza delle forze dell’ordine e ha portato alcuni esponenti politici e manifestanti a evocare il caso di George Floyd, l’uomo afroamericano morto nel 2020 a Minneapolis dopo essere stato immobilizzato a terra da un agente di polizia. È quanto evidenzia un articolo del New York Times, che parla di “paragoni” emersi in Italia con l’uccisione di Floyd. Fakir, cittadino marocchino residente in Italia dall’infanzia, è morto domenica nel quartiere Pilastro di Bologna mentre veniva trattenuto a terra da due agenti e da una persona in abiti civili. Il riferimento a Floyd nasce dalle analogie sollevate dopo la diffusione delle immagini: anche nel caso dell’afroamericano ucciso a Minneapolis, nel 2020, l’uomo era stato immobilizzato a terra da un agente, Derek Chauvin, che aveva tenuto il ginocchio sul suo collo per oltre nove minuti. La morte di Floyd aveva scatenato negli Stati Uniti e nel mondo il movimento di protesta Black Lives Matter. Il New York Times ricorda che tra coloro che hanno richiamato il caso Floyd c’è Silvia Miglietta, assessora alla Cultura della Regione Puglia, che ha indossato una maglietta con la scritta “I can’t breathe” (“Non riesco a respirare”), le parole associate agli ultimi momenti di Floyd durante il fermo a Minneapolis.

Intanto oggi Bologna si sveglia ferita. Ieri migliaia di persone sono scese in piazza per chiedere “verità e giustizia” per Fakir. L’evento pacifica si è trasformata verso sera, quando una parte dei manifestanti si è scontrata con la polizia che ha manganellato gli attivisti e usato idranti e lacrimogeni. Gli scontri in pieno centro, a pochi passi da piazza Maggiore, sono andata avanti ieri fino a tarda notte, con una sacca di attivisti che ha continuato fino a oltre mezzanotte a lanciare oggetti agli agenti di polizia, oltre che a devastare il centro buttando in aria sedie dei dehor e vandalizzando le bici del servizio sharing. Almeno un’auto del Comune è stata date alle fiamme, costringendo i vigili del fuoco a intervenire. I pompieri sono accorsi anche in via Monte Grappa, dove un fumogeno aveva preso fuoco in un cortile. Un primo bilancio di ieri sera, nelle proteste e negli scontri che hanno seguito la piazza pacifica per chiedere verità e giustizia per la morte di Abderrahim Fakir è di 11 persone che hanno avuto bisogno di cure dal 118. Sul posto il personale sanitario ha trattato quattro manifestanti e cinque poliziotti. Un altro poliziotto è stato portato all’ospedale Maggiore e un manifestante al Sant’Orsola, entrambi con ferite lievi.

Secondo i sindacati di polizia sono 56 i poliziotti rimasti feriti negli scontri avvenuti ieri sera a Bologna durante la manifestazione. Secondo quanto riferito da Domenico Pianese, segretario generale del Sindacato di Polizia Coisp, comprenderebbe 15 agenti del Reparto Mobile di Padova, 26 di quello di Firenze e 15 di quello di Bologna, con prognosi fino a 15 giorni. “Il bilancio dei disordini di ieri sera a Bologna è un bollettino di guerra”, sottolinea PianeseQuesti feriti pesano sulla coscienza di chi ha irresponsabilmente aizzato la piazza offrendo agli estremisti il pretesto per attaccare la Polizia. Perché di fatto si è messa a repentaglio l’incolumità degli agenti solo per fare propaganda. A questi 56 poliziotti, che ieri sera hanno affrontato la guerriglia urbana per tutelare Bologna e i suoi cittadini, deve andare la solidarietà unanime di tutta la politica. Affinché sia chiaro un principio fondamentale: chi indossa una divisa non può essere trattato come un bersaglio”.

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