Gli ‘omini di pietra’ mettono a rischio l’ecosistema della montagna: “Sono belli, ma no al fenomeno di massa”. Ecco perché
I tradizionali cumuli di sassi soprannominati “omini di pietra”, nati per orientarsi sulle cime delle montagne e tra i pascoli alpini, rischiano di creare un grave danno ecologico. A lanciare l’allarme su quella che ormai è diventata una moda è stato il club alpino austriaco Öav che ha messo l’attenzione sull‘impatto ambientale che queste creazioni hanno sugli ecosistemi d’alta montagna. Secondo gli esperti, infatti, spostare i sassi potrebbe privare le piante e i piccoli animali del loro habitat naturale.
Carlo Alberto Zanella, presidente del Cai Alto Adige, conferma: “Sono belli, ma non devono diventare un fenomeno di massa come le monetine lanciate nella Fontana di Trevi”. Oggi si rischia la proliferazione incontrollata di queste “opere” che però non devono diventare “una moda solo per scattarsi un selfie”, avverte Zanella.
Storicamente gli “Stoanerne Mandln”, come vengono chiamati in dialetto, servivano ai pastori per tracciare sentieri nella nebbia e già 500 anni fa, ai tempi dei miti e delle leggende, la vetta “Uomini di pietra” in Val Sarentino, è menzionata nei processi di stregoneria.
Lo spostamento dei sassi, confermano gli scienziati, priva le piante e i piccoli animali del loro habitat naturale. Intervistati dal quotidiano Tiroler Tageszeitung, i biologi Sebastian Pilloni e Julia Seeber sostengono che rimuovere le pietre in quota porti la terra a seccarsi e ad essere lavata via dalle piogge, provocando il collasso del microclima locale. Per arginare il problema, l’Öav punta sulla sensibilizzazione e non sulle multe.
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