Le turbine a gas di Musk in Mississipi sfidano la legge sull’aria pulita. Per alimentare i datacenter al servizio dell’AI
Cinquantanove scatole di ferro che bruciano metano, con tanto di camino che sputa fuori il fumo. Dentro c’è una turbina. Il gas colpisce le pale, la fa ruotare, produce elettricità. I moduli lavorano in serie, generano energia, scaricano emissioni nell’aria. Il data center che alimentano, Colossus 2, è in un altro Stato, il Tennessee, ma per raggiungerlo ci vogliono appena quindici minuti di macchina. Southaven (Mississippi), che ospita il sito, è una città di confine. Anche Colossus 1 è in Tennessee. Colossus 3 invece verrà installato in Mississippi. In quest’area, spalmata su due Stati, Elon Musk sta costruendo un’enorme gigafactory. Secondo l’associazione ambientalista Earthjustice, le turbine che alimentano il secondo data center potrebbero rilasciare nell’aria, ogni anno, fino a 1.700 tonnellate di ossidi di azoto, 180 tonnellate di particolato fine, 500 tonnellate di monossido di carbonio e 19 tonnellate di formaldeide. E sono stime che andranno riviste a rialzo. Le ong attive sul territorio sono passate all’azione: molti impianti, scrivono in report pieni di numeri, riferimenti giuridici e fotografie, sarebbero illegali. Nello scontro, innescato da ricorsi e denunce, è intervenuta anche l’amministrazione Trump: l’infrastruttura per l’AI è strategica per il paese e risponde alle esigenze militari del Pentagono.
Il primo trilionario della storia sta perdendo la corsa all’intelligenza artificiale. xAi è la punta di diamante del suo impero industriale, ma il chatbot che commercializza, Grok, è finito al centro di una serie di scandali e controversie. In alcune interazioni con gli utenti, oltre a rilanciare teorie del complotto e falsi storici, ha elogiato Adolf Hitler. L’algoritmo avrebbe generato contenuti pornografici e deepfake a sfondo sessuale. Come documenta Reuters, nonostante l’intesa politica di Musk con l’amministrazione di destra, Grok è meno utilizzato dal governo degli Stati Uniti rispetto ai modelli di OpenAi, Anthropic e altre tech concorrenti. Tuttavia, dal computo è escluso il Pentagono, perché i dati relativi all’Ai militare sono coperti da segreto.
Per recuperare terreno Musk sta puntando miliardi sulla potenza di calcolo. xAi rivendica di aver costruito il primo data center in soli 214 giorni: un mostro da 200.000 chip, i gpu H100 prodotti da Nvidia, in un unico cluster interconnesso e ad alta tecnologia. L’obiettivo è arrivare a un milione. Però questi ritmi non sono compatibili con i tempi della burocrazia: lo sviluppo di questi progetti, dalla proposta all’attivazione degli impianti, è una partita che si gioca nel sottobosco dei permessi e delle certificazioni statali. Colossus 1 è a South Memphis, vicino al distretto industriale di Boxtown. Il sito è entrato in funzione nel 2024: 35 turbine a gas non autorizzate. Southern Environmental Law Center (Selc), un’organizzazione ambientalista attiva nel Sud degli Stati Uniti, ha presentato una diffida. xAi è corsa ai ripari, rimuovendo 20 moduli e ottenendo i permessi per i 15 rimanenti. Però la disputa non è ancora chiusa, perché Selc ha presentato un ricorso contro le autorizzazioni.
Colossus 2 sorge nell’area di Whitehaven, in Tennessee, ma la centrale che lo alimenta è in Mississippi: cinquantanove turbine. Ad aprile Earthjustice, Selc e la National Association for the Advancement of Colored People, la più antica associazione per i diritti civili degli afroamericani del paese, hanno citato in giudizio xAi e la sua controllata Mzx Tech. L’accusa della coalizione è di aver violato il Clean Air Act, la legge federale Usa che regola l’inquinamento dell’aria: se un operatore costruisce o gestisce un impianto che può emettere quantità rilevanti di sostanze inquinanti, deve ottenere permessi, dichiarare le emissioni previste, prevedere controlli adeguati e sottostare alla verifica delle autorità. Il Dipartimento di Giustizia ha chiesto a un giudice federale di respingere la causa; per l’amministrazione, fermare le turbine compromette un’infrastruttura per l’Ai considerata strategica. Per le associazioni, significa applicare il Clean Air Act anche a Musk e alle sue controllate.
A giugno 2026 i residenti di Southaven hanno fatto causa alle aziende del trilionario per il rumore prodotto dalla centrale: nelle carte della class action, si legge che il ronzio e le vibrazioni sono “onnipresenti”. Con potenziali ricadute per la salute, la qualità di vita e il valore degli immobili della zona. Ma Elon Musk alza la posta. Mette sul tavolo altri venti miliardi per Colossus 3, sempre a Southaven. 2 gigawatt di potenza di calcolo, “il più grande supercomputer del mondo”.
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