Morto a 100 anni l’ex presidente della Fed Alan Greenspan. I 18 anni al vertice e le responsabilità nella crisi del 2008
L’ex presidente della Federal Reserve Alan Greenspan è morto, all’età di 100 anni, a causa di complicazioni legate al morbo di Parkinson. Nei suoi mandati alla guida della Federal Reserve, dal 1987 al 2006, Greenspan ha servito sotto quattro presidenti, da Ronald Reagan a George W. Bush, passando per Bush padre e Bill Clinton. Di famiglia ebraica, originario di Manhattan, aveva ottenuto laurea e master in economia presso la New York University, per poi iniziare una carriera di ricercatore ma anche manager in centri studi e imprese private, prima di partecipare alla campagna alla nomination di Richard Nixon nelle elezioni del 1968 e diventare – sotto il suo successore Gerald Ford – presidente del Council of Economic Advisers.
Poco dopo il suo arrivo alla Fed, Greenspan dovette gestire il lunedì nero del 1987, un duro promemoria che “la versione trionfante del capitalismo americano post-Guerra Fredda”, scrive il New York Times, era sempre meno adatta ai tempi che cambiavano. “Pur gestendo abilmente i tassi di interesse in modo da mantenere l’economia in piena espansione”, annota il quotidiano statunitense, “rimase restio ad affrontare un pericolo che ben conosceva: e cioè, che il clima di bassa inflazione e di politica monetaria espansiva che aveva contribuito a creare stesse mettendo a rischio gli Stati Uniti alimentando boom di investimenti insostenibili. E rimase riluttante ad agire quando banche e società di investimento adottarono nuove e complesse tecniche di trading che avrebbero poi causato gravi danni“.
E infatti dopo l’era di crescita sostenuta attraversata dagli Stati Uniti durante il suo “regno” alla Fed è arrivata la crisi del 2008. Il mercato dei mutui subprime è crollato, scatenando uno tsunami finanziario globale che ha rischiato di far crollare il sistema bancario statunitense e fece precipitare l’economia nella peggiore recessione dagli anni ’30. I critici attribuirono gran parte della colpa della crisi alle sue politiche monetarie accomodanti e a quella che ritenevano una fiducia eccessiva nei mercati finanziari, soggetti a una supervisione insufficiente. Lo stesso Greenspan ammise in seguito di ‘aver commesso un errore’ nel ritenere che le banche nazionali, la cui stabilità è alla base del sistema finanziario e dell’intera economia, potessero sostanzialmente autoregolarsi. Secondo il Wall Street Journal, “La sua convinzione che i mercati potessero autoregolamentarsi in maniera efficace fu un elemento trainante delle politiche di regolamentazione negli anni ’90 e nei primi anni 2000” salvo poi rivelarsi drammaticamente inefficace allo scoppio della crisi.
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