Perché un vicino di casa può fare la differenza, anche nell’era di ChatGPT
In un mondo in cui si fa sempre più fatica a distinguere la realtà dalla sua rappresentazione, e dove molti lavori sembrano poter essere sostituiti da un’intelligenza artificiale capace di fare quasi tutto, mi è tornata in mente una cosa. Nel 2013, quando fondai Social Street a Bologna, una delle prime interviste che rilasciai fu a Riccardo Luna per La Repubblica. Mentre gli raccontavo di come i vicini di casa si organizzavano in gruppi Facebook, si aiutavano e condividevano consigli, lui riassunse tutto con una definizione: intelligenza collettiva.
Il filosofo Pierre Lévy la descrive come un’intelligenza distribuita, valorizzata e coordinata per mobilitare le competenze di una comunità. A prima vista potrebbe sembrare qualcosa di simile all’intelligenza artificiale. Modelli come ChatGPT, Claude o Gemini vengono addestrati su enormi quantità di contenuti prodotti dagli esseri umani e imparano a generare nuove combinazioni statisticamente coerenti. Ma è proprio qui che emerge una differenza fondamentale.
La differenza che conta
L’intelligenza collettiva cambia continuamente perché è fatta di persone che discutono, fanno esperienza e modificano le proprie opinioni. Quando nel gruppo Facebook dei residenti di Via Fondazza qualcuno chiede quale sia il miglior idraulico della zona, molti indicano lo stesso nome. Poi arriva chi osserva che è bravo ma molto caro e suggerisce un’alternativa. Un altro racconta un’esperienza diversa. La conoscenza nasce dal confronto: non è una semplice raccolta di informazioni, ma un processo sociale. Un’intelligenza artificiale può elaborare dati e generare risposte sempre nuove, ma non vive esperienze e non partecipa alla costruzione condivisa del significato.
Il vicino non mi offre soltanto un’informazione: mi dà un consiglio. Conosce il contesto, magari sa che ho un budget limitato o che preferisco spendere qualcosa in più pur di evitare problemi. Un modello di AI può analizzare recensioni, prezzi e dati disponibili sul web, ma su quale esperienza personale si basa? È forse questo il motivo per cui il passaparola continua ad avere un valore diverso rispetto a una risposta generata artificialmente.
Qualcuno potrebbe obiettare che anche l’AI, ponendole la stessa domanda a distanza di pochi minuti, può dare risposte differenti. È vero. Ma succede anche nell’intelligenza collettiva: la risposta dipende dalle persone coinvolte, dalle loro esperienze e dal momento in cui avviene la conversazione.
Molti gruppi Facebook hanno raccolto le domande più frequenti in una bacheca, una sorta di archivio della conoscenza della comunità. Nel gruppo di Via Fondazza scegliemmo di non farlo. Volevamo che ogni domanda continuasse a generare confronto. Se un nuovo vicino avesse trovato tutte le risposte già pronte, avrebbe avuto meno occasioni per conoscere gli altri. L’obiettivo non era solo trasmettere informazioni, ma creare relazioni.
Un pranzo di quartiere a Brooklyn
Un mese fa sono tornato a New York e sono stato invitato a un pranzo organizzato da un gruppo di vicini di Brooklyn, parte della rete NYC Next. Tavoli in strada, famiglie, persone che si incontravano per la prima volta. Era esattamente lo spirito con cui avevamo iniziato Social Street nel 2013.
Ho parlato con Peter, appena trasferito nel quartiere. Mi raccontava che, pur vivendo in una zona piena di servizi, lavorava così tanto da non conoscere nessuno e questa cosa lo rendeva triste. Per questo era lì.
Nell’epoca dell’intelligenza artificiale, della realtà aumentata e delle app che sembrano risolvere qualsiasi problema, continuiamo comunque ad avere bisogno degli altri. Perché la conoscenza non è soltanto informazione: è relazione.
Il matematico e fisico Federico Faggin sostiene che la coscienza umana non possa essere ridotta al semplice calcolo. È una posizione filosofica, certamente discussa, ma invita a distinguere tra elaborazione dell’informazione ed esperienza vissuta. Posso chiedere a un’intelligenza artificiale di descrivermi il sapore di un frutto esotico che non ho mai assaggiato. Riceverò una descrizione dettagliata, forse persino poetica. Ma non avrò conosciuto davvero quel sapore. Avrò un’informazione, non un’esperienza.
Per questo non credo che intelligenza collettiva e intelligenza artificiale siano alternative. Possono rafforzarsi a vicenda. Wikipedia, probabilmente il più grande esperimento di intelligenza collettiva, non vieta l’uso dell’AI, ma richiede che ogni contributo venga verificato dagli editor umani. L’AI accelera l’accesso alle informazioni; la comunità costruisce fiducia.
La vera sfida non è sostituire l’intelligenza umana, ma aumentarla senza perdere ciò che ci rende umani. Possiamo aggiungere sempre più dati e sempre più capacità di calcolo, ma la domanda rimane la stessa: dove nasce il significato? Sapere tutto ciò che è stato scritto sul sapore di una fragola non equivale ad averne mai assaggiata una.
L’articolo Perché un vicino di casa può fare la differenza, anche nell’era di ChatGPT proviene da Il Fatto Quotidiano.






