Regeni, il pm Colaiocco: “Nessun elemento su pista inglese. Giulio era un ricercatore, non una spia”

“Occorre trarre una conclusione netta sulla pista inglese. Tutti gli elementi raccolti sulla cosiddetta pista inglese sono stati approfonditi, verificati, sviscerati in ogni possibile direzione. E deve dirsi oggi, con assoluta chiarezza, che da quel versante non è emerso alcun elemento utile alla ricostruzione del sequestro, delle torture e dell’omicidio di Giulio Regeni“. A sottolinearlo nel corso della requisitoria è stato il procuratore aggiunto, Sergio Colaiocco, che ha ribadito ancora una volta come il ricercatore italiano “non era una spia, ma un ricercatore“.
Imputati nel processo sul sequestro, le torture e l’omicidio di Giulio Regeni, sono quattro 007 egiziani: ovvero, Usham Helmi, il generale Sabir Tariq e i colonnelli Athar Kamel Mohamed Ibrahim, e Magdi Ibrahim Abdelal Sharif, accusati del reato di sequestro di persona pluriaggravato (mentre al solo Sharif sono contestati anche i reati di concorso in lesioni personali aggravate e di concorso in omicidio aggravato, ndr).
Ricordando gli elementi probatori analizzati nel processo e le testimonianze ascoltate, Colaiocco ha così allontanato una volta per tutte ogni propaganda sulla presunta “pista inglese”, più volte evocata anche da pezzi della politica italiana. Al contrario, è nell’Egitto di Al Sisi e negli apparati di intelligence del Cairo che si trovano le responsabilità del sequestro, delle torture e dell’omicidio di Giulio, ha ricordato Colaiocco: “Oggi è doveroso affermare che ogni aspetto dell’attività svolta da Giulio Regeni nel Regno Unito è stato chiarito in modo definitivo. Ciò vale per i rapporti scientifici tra Giulio e la professoressa Maha Abdelrahman, prima della partenza per il Cairo; per le relazioni attribuite alla professoressa con la Fratellanza Musulmana o con apparati di intelligence britannici, relazioni rimaste sul piano della mera illazione; per l’assenza assoluta di qualsiasi elemento che possa anche soltanto far ipotizzare un rapporto tra Giulio Regeni e i servizi di intelligence del Regno Unito”.

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