“Volevano accoppiarsi senza limiti e gliel’ha permesso”: ci sono troppi pappagallini e non si sa dove metterli, l’appello degli animalisti per trovargli una casa
Un salvataggio anomalo sta impegnando i volontari dell’Alaska Bird Club, che si trovano attualmente a gestire decine di pappagallini ondulati (noti anche come parrocchetti o budgies) provenienti da un’unica abitazione. Secondo quanto riportato dal magazine statunitense People, l’organizzazione per la tutela degli animali è alla disperata ricerca di una sistemazione definitiva per 23 esemplari, dopo averne presi in carico inizialmente 30, tutti ceduti dal medesimo padrone.
La riproduzione indiscriminata e lo stallo ad Anchorage
A spiegare l’origine della singolare situazione è stata Amber Morris, presidente dell’organizzazione. Il sovraffollamento è degenerato nel momento in cui il precedente proprietario ha permesso ai volatili di accoppiarsi e moltiplicarsi senza alcun limite o controllo. L’uomo ha giustificato la sua condotta spiegando ai volontari di averlo permesso “perché pensava che fosse quello che volevano fare”. Mentre alcuni dei volatili recuperati sono già stati affidati a nuove famiglie, i restanti 23 sono attualmente accuditi ad Anchorage da una volontaria di nome Karen, ribattezzata affettuosamente dall’associazione “Budgie Karen”. La donna non si limita a gestire la routine quotidiana — che comprende l’alimentazione, l’idratazione e la pulizia rigorosa delle gabbie — ma svolge un ruolo etologico cruciale. Come spiegato da Morris, infatti, “ognuno di loro ha una propria personalità: ogni uccellino è diverso, alcuni sono più audaci, altri sono più timidi”. La volontaria sta quindi valutando con attenzione quali pappagallini vadano più d’accordo, in modo da poter proporre ai futuri proprietari delle adozioni congiunte, preservando gli equilibri già formati. “Karen li accoglie, trova loro una casa. Le vogliamo bene e le siamo profondamente grati”, ha sottolineato la presidente dell’Alaska Bird Club.
L’appello: niente adozioni impulsive
Nonostante l’urgenza di ricollocare i 23 parrocchetti, l’associazione mantiene un protocollo severo per evitare affidamenti irresponsabili. “Non vogliamo inserire gli uccellini in case in cui le persone non sono pronte ad accoglierli”, ha precisato Morris, sottolineando però che l’organizzazione è disposta a formare chi si avvicina per la prima volta a questi animali: “Possiamo sempre parlarne, fare da tutor e istruire alcune persone per capire se si tratta effettivamente dell’animale domestico giusto per loro”. La presidente ha poi evidenziato i lati positivi della convivenza con questi volatili: “Si possono tenere all’interno, non c’è bisogno di portarli a spasso e ti rispondono nella tua lingua”. Tuttavia, ha anche avvertito che, come molti altri animali domestici, i pappagallini richiedono tempo, pazienza e dedizione per adattarsi a un nuovo ambiente e che alcuni esemplari possono essere più difficili da addomesticare rispetto ad altri.
“Basta lavorare con loro e far sì che si sentano a proprio agio, possono diventare dei piccoli e grandi amici“, ha concluso Morris, descrivendo l’interazione con questi volatili come “una battaglia d’ingegno tra gli umani e i loro uccelli, in cui si cerca sempre di superarsi in astuzia per ottenere ciò che si vuole dalla relazione. Alla fine, vogliamo solo ciò che è meglio per loro”.
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