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Juventus, l’Agi: “Guardiola sarà nuovo allenatore. Contratto da 24 milioni di euro all’anno”. La società non commenta

“Trovato l’accordo tra Pep Guardiola e la Juventus“. Lo scrive l’agenzia di stampa Agi specificando che società e allenatore “avrebbero raggiunto un accordo che impegnerebbe l’allenatore con i bianconeri per quattro anni con un compenso di 24 milioni di euro a stagione“. Anche se la Juventus, contattata dalla stessa agenzia, ha precisato che nella giornata si svolgerà un altro importante evento commerciale e che non verranno commentati “rumors legati all’allenatore”. Sempre secondo l’agenzia, la firma è prevista per il 4 giugno mentre la presentazione ufficiale si terrebbe venerdì 14, giorno in cui – scrive l’agenzia di stampa – i tour per visitare l’Allianz Stadium con il relativo Juventus Museum sono stati improvvisamente e misteriosamente sospesi. L’ufficialità però non è ancora arrivata. 

Nella giornata di mercoledì 22 maggio il nome dell’allenatore spagnolo aveva acceso l’entusiasmo dei tifosi dopo una storia pubblicata da Miralem Pjanic sul suo profilo Instagram. Il centrocampista bosniaco, immortalando un paesaggio marino, aveva soffermato la camera sulla scritta “Joseph”. Proprio il nome di battesimo di Guardiola. Scritta che potrebbe però essere stata legata alla moglie del centrocampista bosniaco che si chiama Josepha

Intanto i nuovi rumors sull’arrivo in bianconero di Pep Guardiola hanno alimentato gli acquisti in borsa sul titolo Juventus. Dopo il +5,68% della vigilia dovuto proprio all’intensificarsi dei segnali che porterebbero al tecnico iberico, oggi il titolo Juventus è salito di oltre il 3% e ha toccato un picco a 1,51 euro raggiungendo il massimo da oltre un mese. Mercoledì 22 maggio la stampa spagnola invece riportava che Guardiola, fresco di trionfo nella Premier League con il Manchester City, avrebbe incontrato a Milano il dg bianconero Fabio Paratici. È logico, quindi, che il tecnico catalano sia diventato il favorito e la sua valutazione sia calata da 3,00 a 1,50.

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Juventus post Allegri: ora Sarri è in pole position, ma non si esclude Conte. E resta il sogno Guardiola

L’appuntamento giornaliero con il romanzo d’appendice sul nuovo allenatore della Juventus non fa registrare svolte, ma solo rumors, ragionamenti e aggiornamenti di pronostico. In tal senso, prende sempre più quota l’ipotesi che a sostituire Max Allegri sia l’ex allenatore del Napoli Maurizio Sarri. Che – ed è l’unica vera notizia di giornata – ha parlato del suo rapporto con il Chelsea di Roman Abramovich. Il tecnico toscano si è presentato in conferenza stampa per il media day della finale di Europa League contro l’Arsenal, in programma la prossima settimana a Baku e ovviamente non è sfuggito alle domande sul suo futuro. Per i media inglesi, del resto, la sua candidatura è quella più forte. E il mister ha fatto intendere che, dopo la sfida, aspetta un confronto con il club. “Ho ancora due anni di contratto, non ho contatti con altri club – ha spiegato – Sono concentrato sulla finale, non posso sapere quello che succederà dopo. Dovrò parlare con la società, voglio sapere se sono contenti e soddisfatti di me. È normale che ci si confronti, succede ovunque”.

Ma nel suo caso la chiarezza è fondamentale, perché il suo destino sembra fortemente legato al destino della gara di Baku. E lo ha fatto capire senza troppi giri di parole: “Se dovessi essere giudicato da una partita, andrei via subito – ha sottolineato – Ma non penso di giocarmi tutto in questa finale: non sarebbe corretto”. In ogni caso il tecnico ha dichiarato di essere “felice di restare in Premier con il Chelsea, è uno dei club più importanti d’Inghilterra. Se per il mio stile di gioco preferirei tornare in Italia? Non capisco perché – ha detto – negli ultimi 2 anni il City ha vinto tutto ed ha uno stile di gioco simile a quello che ho in mente io, penso che possiamo giocare il mio tipo di calcio anche qui in Inghilterra“. Ciò non significa, tuttavia, che gli dispiacerebbe tornare in Italia: Sarri non lo dice, ma la sensazione è chiara.

Nel frattempo, visto che la situazione è ancora in divenire, non è possibile scartare nessuna opzione. La dirigenza bianconera lavora sottotraccia e oltre a Sarri resta sempre nella partita Simone Inzaghi. Più defilati Mauricio Pochettino e José Mourinho, in discesa le quotazioni di Sinisa Mihajlovic, tramontata la strada che porta a Didier Deschamps che si è chiamato fuori. Il grande sogno resta sempre Pep Guardiola. Il nome dello spagnolo è quello che scatena di più la fantasia del popolo bianconero. Ma nelle ultime ore si tende a non escludere più Antonio Conte, anche se il grande ex ha già un accordo con l’Inter e avrebbe firmato un pre contratto. È bastata la voce di un presunto incontro tra il salentino e Paratici per rimetterlo in corsa. Ma solo un colpo di scena potrebbe allontanarlo da Milano.

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Juventus post Max Allegri, i media spagnoli: “Paratici ha incontrato Pep Guardiola a Milano”

La corsa alla panchina bianconera, dopo l’addio già annunciato di Massimiliano Allegri, perde uno dei protagonisti, almeno stando alle dichiarazioni pubbliche dei diretti interessati. L’ex calciatore e allenatore juventino, Didier Deschamps, ha giurato fedeltà alla nazionale francese e si è tirato così fuori dalla contesa: “È sempre bello essere accostato a grandi club come la Juve, ma oggi il mio futuro prossimo è la Francia – ha ammesso in conferenza stampa – Non c’è bisogno di aprire una porta. Il mio spirito e le mie energie sono rivolte alle qualificazioni a Euro 2020. È chiaro, netto e preciso”. Nelle ultime ore, nel frattempo, a prendere sempre più campo è l’ipotesi del vecchio rivale sulla panchina del Napoli, Maurizio Sarri, tanto che le agenzie di scommesse hanno abbassato le quotazioni riguardanti un suo futuro a Torino da 16,00 a 2,5. L’addio a Londra dell’allenatore toscano sembra ormai certo, indipendentemente dall’esito della finale di Europa League contro l’Arsenal, tanto che il Sun, martedì, titolava già “Sarrivederci“. Chi si è sbilanciato di più è stato Marcello Lippi: “C’è già il sostituto, ma stanno aspettando che finiscano alcune competizioni”, ha dichiarato presentando un identikit che farebbe pensare proprio a Sarri, il cui posto al Chelsea sarebbe preso dalla bandiera dei Blues Frank Lampard.

Nel borsino del toto sostituto di Allegri, quindi, sembrano allontanarsi le quotazioni di Simone Inzaghi (quote bookmakers salite da 7,50 a 12,00), che sembra ad un passo dal rinnovo (con congruo aumento di stipendio) con la Lazio di Lotito, da cui la Juve potrebbe acquistare Milinkovic Savic, che secondo la Gazzetta dello Sport ha trovato l’accordo con la società bianconera per un suo trasferimento a Torino. Una voce che sembrerebbe solo in apparenza far pensare al conseguente arrivo di Inzaghi, anche perché il centrocampista serbo rappresenterebbe un valore aggiunto per chiunque allenerà la Vecchia Signora. Tornando all’ipotesi Sarri, un primo contatto tra i vertici bianconeri e l’entourage dell’ex allenatore del Napoli ci sarebbe già stato: ora le parti attendono che sia la società inglese a fare la prossima mossa, dopo il derby di coppa con i Gunners, licenziando il tecnico e consentendo così ai bianconeri, eventualmente, di affondare il colpo. Ci sono le incertezze, e sono molte, dato che oltre a Sarri restano in piedi le ipotesi José Mourinho, sponsorizzato da Jorge Mendes e da Cristiano Ronaldo, Mauricio Pochettino, il nuovo che avanza, e Sinisa Mihajlovic, che piace e non poco al presidente Andrea Agnelli. E poi ci sono i sogni, le suggestioni, i desideri. Ovvero Pep Guardiola. Il Manchester City non è intenzionato a far partire il manager spagnolo, anzi è pronto a blindarlo ulteriormente con una proposta di rinnovo di contratto pluriennale. Dalla Spagna però rimbalza la notizia di un incontro a Milano, a Palazzo Parigi, quartier generale della Juve nel capoluogo lombardo, tra Fabio Paratici e lo stesso Guardiola, in Italia per alcuni impegni promozionali extracalcistici.

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Coppa Italia, trionfa la Lazio: Milinkovic Savic e Correa piegano l’Atalanta in finale

I gol di Milinkovic Savic e Correa nel finale di partita piegano l’Atalanta di Gianpiero Gasperini e consegnano la Coppa Italia 2019 alla Lazio di Simone Inzaghi. Il serbo entrato da pochi minuti nel finale di una gara tiratissima all’82′ trova lo stacco di testa che batte Gollini per l’1-0 e al 90′ l’argentino in contropiede sigla il 2-0 finale. E’ la settima Coppa Italia per la Lazio, mentre l’Atalanta dovrà ancora aspettare per ripetere il successo datato 1963.

E’ stata una gara tesa, combattuta e tirata sotto la pioggia quella andata in scena allo stadio Olimpico di Roma tra Lazio ed Atalanta per la Finale di Tim Cup. Gara è stata preceduta da scontri tra supporter biancocelesti e forze dell’ordine, con cariche e idranti in zona Ponte Milvio, dove due vigili urbani sono rimasti feriti e la loro auto è stata incendiata.

L’Atalanta parte bene e già al 1′ Gomez si invola in contropiede ma il tiro viene bloccato a terra da Strakosha. Nei primi minuti Gomez molto pericoloso e Marusic dopo un corpo a corpo manda a terra l’argentino, ma per l’arbitro Banti è tutto regolare. La Lazio prende le misure e al 13′ duetto tra Correa e Luis Alberto, tiro di quest’ultimo all’ingresso in area e palla deviata in angolo. La squadra di Inzaghi si rende ancora pericolosa poco dopo, al 23′ Lulic effettua un cross sul secondo palo dove svetta Leiva, che di testa manda fuori. L’occasione più grossa capita però all’Atalanta al 26′: in mischia arriva la girata di De Roon che complice una deviazione anche con la mano di Bastos finisce sul palo, poi un altro tiro rimpallato, quindi il colpo di testa finale di Zapata che termina al lato di poco.

La difesa biancoceleste non convince appieno Inzaghi che al 34′ cambia inserendo Radu per Bastos già ammonito. Al 36′ Correa sfida Masiello in contropiede, l’attaccante della Lazio cade vicino all’area. Solo ammonito Masiello. Gara viva con diversi capovolgimenti di fronte. Al 40′ Ilicic serve Zapata che stacca sotto misura e mette alto di testa. Nel finale di primo tempo Correa serve Immobile, ma in area il centravanti vince un rimpallo ma subisce il rientro di Palomino che manda in angolo.

Ad inizio ripresa subito una bella azione dell’Atalanta. Zapata fa da sponda al limite dell’area per una bordata di Castagne, ma Strakosha blocca terra in due tempi. Inzaghi cambia anche in avanti e al 66′ entra Caicedo per Immobile. Passano pochi minuti e Correa fila via su un errore di Djimsiti, ma Palomino arriva come un treno in scivolata e anticipa in angolo il numero 11.

Al 76′ cross di Gomez dopo una insistita azione nerazzurra in area, palla che scheggia l’incrocio dei pali della porta di Strakosha. Il tecnico della Lazio a questo punto manda in campo Milinkovic Savic al posto di Luis Alberto. Scelta felice di Inzaghi, con il serbo che dopo pochi minuti, all’82′ porta in vantaggio la Lazio: da calcio d’angolo il serbo svetta e di testa trova il vantaggio con il pallone che si infila nell’angolino alla sinistra di Gollini. La squadra di Gasperini tenta il tutto per tutto ma rischi ancora: Correa salta Djimsiti, si presenta davanti a Gollini che in uscita bassa compie una grande parata.

L’Atalanta spinge e si espone al contropiede della Lazio. Al 90′ calcione di Caicedo dalla sua area nello spazio, Correa è più veloce di Freuler, lo punta, lo salta, mette a sedere Gollini e scarica un tiro ravvicinato che Gosens tenta disperatamente di respingere senza riuscirvi per il 2-0 finale che regala la gioia della vittoria della Coppa Italia e la qualificazione europea nella prossima stagione ai tifosi della Lazio.

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Figc, perquisizione delle Fiamme Gialle in procura federale: acquisiti documenti sul Chievo, visionato il pc di un inquirente

Inchieste controverse, errori procedurali, qualche uscita infelice: la procura della FederCalcio è nel mirino. Non soltanto di una parte sempre più larga della dirigenza, che vuole riformare una giustizia sportiva che costa quasi 3 milioni di euro l’anno, impiega quasi 5 mesi per far partire un’inchiesta e non dà risultati proprio soddisfacenti. Adesso anche della Guardia di Finanza: negli scorsi giorni le Fiamme Gialle si sono presentate negli uffici della Figc. Oltre ad aver acquisito dei documenti relativi all’inchiesta sulle plusvalenze fittizie del Chievo Verona, volevano vedere il contenuto del computer di uno dei procuratori aggiunti (che si occupa prevalentemente di prova tv e deferimenti dei tecnici).

GLI ERRORI DELLA PROCURA – Quale fosse lo scopo dell’accertamento non è ancora noto. Quel che è certo è che anche la giustizia ordinaria sembra interessata alla giustizia sportiva, tanto discussa e criticata nell’ambiente per alcune vicende recenti. Una di queste è proprio il caso Chievo: la scorsa estate la società del presidente Campedelli si era salvata grazie a un vizio procedurale che aveva mandato in fumo mesi di indagine, costringendo a rifare il processo (poi concluso con una penalizzazione soft sul campionato in corso). È più o meno quanto successo in questi giorni per il processo sportivo sul Palermo che sta sconvolgendo la Serie B (con la retrocessione d’ufficio dei siciliani e l’incredibile annullamento del playout, ma questa è un’altra storia): dalla sentenza è uscito indenne l’ex patron Maurizio Zamparini, presidente del club al tempo degli illeciti, perché il deferimento era inammissibile in quanto violati i termini di difesa. Gli svarioni si succedono, l’ultimo martedì: l’Inter non è stata punita per i cori discriminatori durante l’ultimo match di campionato perché “la relazione della Procura non è pervenuta in tempo” al giudice, si legge nel comunicato della Lega Serie A.

L’ACCESSO AGLI ATTI: TEMPI LUNGHI E COSTI ALTI – È anche per questa serie di gaffe che qualcuno in Figc ha deciso di chiedere conto ufficialmente dell’operato degli organi di giustizia sportiva, con un accesso agli atti presentato da alcuni consiglieri. I risultati sono contrastanti: ad esempio, la Procura risulta avere un tasso di produttività altissimo, addirittura del 94% su quasi 1.400 fascicoli aperti. La percentuale, però, non è del tutto attendibile visto che include anche gli accoglimenti parziali (che non sono stati affatto dei successi, dove magari la procura aveva chiesto una pena pesantissima ed è riuscita a ottenere una sanzione minima). Dal report emergono anche altri dati che mostrano i limiti del sistema: ad esempio i 149 giorni (quasi 5 mesi) di tempo medio per l’iscrizione nel registro della notizia di illecito dopo la sua acquisizione. Oppure i 30 giorni che passano per la definizione dei giudizi in Corte di appello (quelli che hanno paralizzato i campionati): “Tanto” anche per stessa ammissione della Figc, “pur considerando che il tempo attualmente previsto dal codice è di 60 giorni”. E poi i costi: la macchina costa complessivamente quasi 3 milioni di euro l’anno, a fronte di risultati non proprio soddisfacenti.

LA RIFORMA IN ARRIVO – L’interrogazione non è fine a se stessa: all’orizzonte c’è la riforma del codice Figc, considerata una priorità dopo il pasticcio dei ricorsi in Serie B in cui un grosso ruolo hanno avuto proprio i tribunali federali (e ora c’è il rischio di fare il bis). Tempi più rapidi, terzietà dei giudici, afflittività della pena i cardini: per procedere si attende solo la riforma a monte del Coni, che a sua volta individuerà un iter apposito per i ricorsi sulle iscrizioni ai campionati (come preteso dal sottosegretario Giorgetti). A questo, qualcuno vorrebbe accompagnare anche uno spoils system negli uffici. Nel corso della sua gestione il procuratore Giuseppe Pecoraro ha avuto il merito e il coraggio di andare a fondo sull’inchiesta sulle infiltrazioni della mafia nella curva della Juventus di Andrea Agnelli, con cui però si è attirato anche tanti nemici (già all’epoca si parlò di un “rimpasto”). E certo non sono diminuiti con i risultati recenti, accompagnati da alcune dichiarazioni a 360 gradi (dallo stadio della Roma alla demolizione di San Siro, passando per il tifo per lo scudetto del Napoli), giudicate “inopportune” per il suo ruolo. Stesso discorso per i giudizi federali, troppo legati alla precedente gestione. Le loro cariche formalmente scadono nel 2020, ma dopo la riforma tutto potrebbe essere rimesso in discussione. La giustizia sportiva dovrà cambiare.

Twitter: @lVendemiale

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Serie B, le regole cambiate in corsa: la palla passa ai tribunali. E per ora godono solo Claudio Lotito e la sua Salernitana

È iniziata in tribunale, finirà in tribunale. L’anno più nero di sempre della Serie B (e forse di tutto il calcio italiano, perché la figuraccia è del sistema) si conclude esattamente com’era cominciato: con una sentenza controversa, tutte le regole stracciate da qualche presidente riunito in una stanza e i verdetti del campionato decisi a tavolino, non sul campo. Il Palermo retrocesso per gli illeciti amministrativi, il Foggia pure non si sa bene in base a quale principio, playout annullati dall’oggi al domani e playoff confermati senza aspettare nemmeno l’appello. Un caos da cui, guarda caso, esce salva (almeno per il momento) proprio la Salernitana di Claudio Lotitodeus ex machina di tutto ciò che succede in Serie B da qualche tempo a questa parte. Si fa presto a pensar male, ancora prima a presentare ricorso. Un altro, enorme contenzioso che rischia di far saltare il banco.

IL FOLLE POMERIGGIO DELLA SERIE B – Prima la stangata sul Palermo: retrocesso all’ultimo posto in classifica per aver tra il 2015 e il 2018 portato avanti una “sistematica attività volta ad eludere i principi di sana gestione finanziaria” così da riuscire a “rappresentare in maniera non fedele” il reale stato di salute delle casse societarie. Salvo l’ex patron Zamparini (violati i suoi diritti di difesa), ma a lui ci penserà la giustizia penale (a luglio il processo per bancarotta fraudolenta e auto riciclaggio). Immediatamente si comincia a scorrere virtualmente la graduatoria: a rigor di logica, il Perugia avrebbe dovuto prendere il posto dei siciliani ai playoff, con il Foggia promosso dal terzultimo al quartultimo posto e quindi mandato allo spareggio salvezza contro il Venezia. E invece ecco il nuovo colpo di scena: la Serie B decide di annullare i playout, confermando la retrocessione del Foggia maturata sul campo.

SI SALVA PROPRIO LA SALERNITANA DI LOTITO – La sentenza sul Palermo era attesa, la decisione di non aspettare nemmeno l’appello e far giocare i playoff è discutibile, ma si può spiegare col quadro accusatorio schiacciante (considerato a prova di ricorsi) e gli Europei Under-21 alle porte. Quello che davvero appare sconcertante, invece, è la retrocessione d’ufficio del Foggia, in violazione dello stato di diritto, della sentenza (che prevede testualmente la “retrocessione del Palermo all’ultimo posto del campionato di Serie B”) e delle regole sui playout. Una decisione presa in fretta e furia dal consiglio direttivo della Lega, un organo composto da solo 8 persone, il cui vice-presidente è Claudio Mezzaroma, il socio di Claudio Lotito alla Salernitana che grazie a questo colpo di mano ottiene la salvezza immediata senza dover passare dallo spareggio, e di cui fa parte anche Massimiliano Santopadre, presidente del Perugia, l’altro grande beneficiario del terremoto in classifica, promosso subito ai playoff al posto del Palermo. Ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere. E da pensar male.

L’INCUBO DEI RICORSI (UN’ALTRA VOLTA) – Ovviamente delle decisioni così arbitrarie non potranno che scatenare una pioggia di ricorsi. Il primo viene da lontano e si concluderà già venerdì: il Foggia attende il giudizio finale del Collegio di garanzia sulla penalizzazione di 6 punti per il noto scandalo dei pagamenti in nero; se dovesse essergliene restituito anche solo uno, ecco i pugliesi sarebbero salvi e in Serie C retrocederebbe direttamente proprio la Salernitana. Sarebbe una vera beffa per Lotito, ma vista la rapidità con cui il Consiglio direttivo ha fatto le sue scelte lo scenario pare improbabile. In ogni caso non finirà lì. Quasi sicuramente il Foggia farà ricorso anche contro l’annullamento del playout, con tanto di possibile causa civile contro il presidente Balata e i suoi consiglieri. Mentre ha già annunciato battaglia legale la nuova proprietà del Palermo, che andrà in appello e poi forse anche al Tar contro la retrocessione.

Insomma, tutto può ancora cambiare, ma la Serie B intanto ha deciso di giocare subito, senza aspettare nemmeno l’appello del Palermo che dovrebbe arrivare nel giro di due settimane, forse proprio per consolidare sul campo le scelte prese nella stanze dei bottoni. È la stessa scellerata strategia che la scorsa estate era stata adottata contro il blocco dei ripescaggi e che di fatto ha condizionato in negativo tutta la stagione. Otto mesi dopo, di nuovo regole violate, carte cambiate in tavola, manovre poco trasparenti e ricorsi in tribunale. Evidentemente la Serie B non ha imparato la lezione.

Twitter: @lVendemiale

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