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Campania diventa zona rossa, Friuli e Veneto passano in arancione. L’indice Rt sale a 1,06. Brusaferro: ‘Interventi radicali contro varianti’

Da lunedì 8 marzo la Campania diventerà zona rossa, mentre passeranno in area arancione Friuli-Venezia Giulia e Veneto. Lo ha deciso il ministro della Salute, Roberto Speranza, firmando, sulla base dei dati e delle indicazioni della cabina di regia, le nuove ordinanze. Tutto mentre i contagi da coronavirus in Italia continuano a correre: per la prima volta da 7 settimane l’indice Rt nazionale ha superato quota 1, passando da 0,99 di una settimana fa a 1,06. È la fotografia sulla situazione epidemiologica nel nostro Paese scattata dall’Istituto superiore di sanità nel suo consueto monitoraggio settimanale. Gli esperti rilevano una “netta accelerazione dell’epidemia” con un’incidenza nazionale che sfiora i 200 (194,87 per 100mila abitanti) con una previsione di ulteriore peggioramento: nei prossimi giorni potrebbe raggiungere quota 250. È già a questi livelli in Lombardia, Marche, Emilia-Romagna (342 casi ogni 100mila abitanti) e in Trentino Alto Adige. Le Regioni dove sono presenti varianti del Covid “che possono parzialmente ridurre l’efficacia dei vaccini attualmente disponibili”, inoltre, “sono invitate ad adottare, indipendentemente dai valori di incidenza, il livello di mitigazione massimo a scopo di contenimento”.

Lo slittamento del Veneto e del Friuli Venezia Giulia in arancione era una notizia già ufficializzata nelle scorse ore: “Siamo zona arancione, me l’ha confermato il ministro e posso dirlo”, aveva annunciato il governatore Luca Zaia. “Il passaggio da giallo ad arancione non è dovuto al Rt quanto al repentino e vistoso aumento dei contagi“, ha aggiunto il collega friulano Massimiliano Fedriga. In entrambe le Regioni, quindi, a partire da lunedì bar e ristoranti potranno solo fare consegne a domicilio e asporto e i cittadini potranno spostarsi dal proprio Comune solo in caso di motivi di lavoro, salute o necessità.

A confermare che la situazione è critica è il presidente dell’Iss Silvio Brusaferro. “C’è uno scenario di progressione rapida della diffusione del virus in tutta Italia”, ha dichiarato in conferenza stampa, specificando che “continua la decrescita dei focolai nelle Rsa, ma sono stati segnalati diversi focolai sono segnalati negli ospedali. E questo può essere dovuto alle nuove varianti”. Brusaferro chiede quindi di “intervenire in maniera tempestiva e radicale per contenere le mutazioni”. Secondo il direttore della Prevenzione del ministero della salute Gianni Rezza, inoltre, “la variante brasiliana era presente in più del 4% dei ceppi isolati in Italia ma ci preoccupa un po’ di più e bisogna fare uno sforzo maggiore per contenerla. Per questo come cabina di regia abbiamo invitato tutte le regioni dove è presente a implementare misure di restrizione e contenimento maggiori. Il momento è critico rispetto alla tendenza dell’epidemia ma possiamo intervenire tempestivamente anche dando impulso alla campagna vaccinale”.

Stando al monitoraggio, “per la quinta settimana consecutiva” si registra “un peggioramento nel livello generale del rischio. Solo una Regione, la Sardegna, è a rischio basso”. Sei sono a rischio alto (Abruzzo, Campania, Emilia-Romagna, Friuli Venezia-Giulia, Lombardia e Marche), mentre 14 hanno una “classificazione di rischio moderato: Basilicata, Calabria, Lazio, Liguria, Molise, Piemonte, provincia di Bolzano, provincia di Trento, Puglia, Sicilia, Toscana, Umbria, Valle d’Aosta e Veneto – prosegue il report – Di queste nove hanno una alta probabilità di progressione a rischio alto nelle prossime settimane: Calabria, Molise, Piemonte, le provinca di Trento, Puglia, Toscana, Umbria, Valle d’Aosta e Veneto”. Il dato più indicativo è sempre quello dell’Rt: rispetto alla media nazionale di 1,06, in 10 territori è superiore a 1. Di queste, “il Molise ha un Rt con il limite inferiore superiore a 1.25, compatibile con uno scenario di tipo 3. Delle altre nove, sei hanno un Rt nel limite inferiore compatibile con uno scenario di tipo 2. Le altre Regioni/province autonome hanno un Rt compatibile con uno scenario di tipo uno”, spiegano i tecnici.

Stando al monitoraggio, inoltre, c’è stato un aumento nel numero di nuovi casi non associati a catene di trasmissione: 41.833 contro i 31.378 della settimana precedente. Scende la percentuale dei casi rilevati attraverso il tracciamento dei contatti (28,8% rispetto al 29,4%). Scende anche, la percentuale di casi rilevati attraverso la comparsa dei sintomi (35,2% vs 36,1% la settimana precedente). Per quanto riguarda la situazione negli ospedali, l’Iss rileva che il tasso di occupazione in terapia intensiva a livello nazionale è complessivamente in aumento (26% contro il 24% della scorsa settimana). Ora sono nove le Regioni dove è stata superata la soglia critica del 30%. Il numero di persone ricoverate in terapia intensiva è in risalita da 2.146 della settimana scorsa a 2.327 (il dato è riferito al 2 marzo). Aumenta anche il numero di persone ricoverate in aree mediche, passando da 18.295 (23/02/2021) a 19.570 (02/03/2021).

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Covid, Brusaferro: “Necessari interventi radicali e tempestivi per contenere le varianti del virus” – Video

“C’è uno scenario di progressione rapida della diffusione del virus in tutta Italia. Ci avviciniamo alla soglia di allarme di 250 casi per 100mila abitanti, che rende necessarie misure tempestive. Questa soglia è stata superata in 5 regioni e altre la supereranno nella settimana corrente”. A dirlo è il presidente dell’Istituto superiore di Sanità, Silvio Brusaferro, nel punto stampa settimanale al ministero della Salute. Per questo motivo, ha aggiunto, “bisogna intervenire in maniera tempestiva e radicale per contenere le varianti del virus”.

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Scuola, la mappa delle chiusure: in attesa del nuovo Dpcm uno studente su tre già torna alla didattica a distanza

Da oggi uno studente su tre tornerà a fare lezione da casa. Il diffondersi delle varianti nelle fasce d’età più giovani ha fatto allarmare i governatori che si sono affrettati a firmare ordinanze per chiudere le classi. Chiusure che riguardano circa un milione e 800mila studenti delle superiori, 800mila bambini della scuola dell’infanzia e primaria, quasi mezzo milione di alunni delle medie: in totale 3 milioni di studenti in dad, secondo la valutazione di Tuttoscuola. Intanto anche il Comitato tecnico scientifico ha invertito la marcia rispetto al passato. Dopo tre riunioni tenute nella giornata di sabato sono uscite queste indicazioni comunicate alla presidenza del Consiglio in vista del nuovo Dpcm: lezioni a distanza in tutte le scuole nelle zone rosse regionali o in quelle locali ma anche in quei paesi o in quelle città dove si registra il superamento di una determinata soglia di incidenza, al di là del colore.

Una situazione che secondo ambienti del Cts è “complessa”, perché ci sono nella comunità scientifica pareri discordanti sull’impatto che hanno le scuole nella trasmissione del virus. Se da una parte è ormai palese che le varianti hanno effetti sui ragazzi, dall’altra non è ancora stato dimostrato che la scuola è il luogo di trasmissione. Nelle aule mancano campionamenti, indagini. C’è chi all’interno del Cts commenta: “Quanti ragazzi in età scolare c’erano alla Darsena sabato sera? Avete mai visto scene simili tra i banchi? Se la prendono con le scuole inutilmente. Il problema è che se un bambino si ammala vanno fatti i test a tutti”. Per il momento l’ipotesi sul tavolo di Mario Draghi è questa: nelle zone rosse o nei luoghi dove ci sono soglie alte di contagio, le scuole di ogni ordine e grado andranno chiuse. Per le zone arancioni o gialle, invece, resterebbero attivi i protocolli in uso: didattica in presenza al 50% (si può arrivare fino al 75%) per le superiori. Primarie e medie in presenza. Ma poi ci sono le ordinanze regionali, con i governatori che sulle scuole scelgono spesso la linea più dura.

Ecco, quindi, la mappa delle scuole chiuse:
Piemonte: dopo un mese in giallo, da lunedì si torna in arancione. Non cambierà nulla dall’infanzia fino alle medie. Dad al 50% per le superiori. Scuole chiuse in sette comuni della Valle Vigezzo, compresi gli asili, fino al 5 marzo. Niente lezioni anche a Cavour, in provincia di Torino, fino al 5 marzo.

Lombardia: scatta la zona arancione. A Brescia e nella sua provincia ma anche nei comuni di Viadanica, Predore, Adrara San Martino, Sarnico, Villongo, Castelli Calepio, Credaro, Gandosso (BG) e Soncino (CR) tutte le scuole chiuse fino al 2 marzo. Proroga della zona rossa fino al 3 marzo nei Comuni di Bollate (Milano), Viggiù (Varese) e Mede (Pavia). Da segnalare che nella città di Brescia da mercoledì nidi e asili saranno aperti per i figli del personale sanitario.

Alto Adige: scuole superiori e Università chiuse fino al 14 marzo.

Liguria: fino al 5 marzo scuole (dalla primaria) chiuse nei Comuni di Sanremo, Ventimiglia, Bordighera e in 31 comuni del Ponente.

Emilia-Romagna: in arancione scuro Bologna e provincia, con scuole chiuse fino al 5 marzo. Stesso discorso per i Comuni che fanno capo all’Ausl di Imola (Castel San Pietro, Medicina, Mordano, Castel Guelfo, Dozza, Casalfiumanese, Fontanelice, Borgo Tossignano, Castel del Rio) e quelli dell’Ausl Romagna (Bagnara di Romagna, Conselice, Massa Lombarda e Riolo Terme, in provincia di Ravenna). Aperte solo le scuole per l’infanzia 0-3 anni, il resto tutti in Dad.

Toscana: nelle province di Siena e Pistoia e a Cecina scuole chiuse fino al 6 marzo. Ad Arezzo da domani al 13 marzo primarie, secondarie di primo e secondo grado passano in dad. A Castiglion Fiorentino, Lucignano e Marciano della Chiana fino al 7 marzo lezioni online. A Follonica (in provincia di Grosseto) fino al 6 marzo.

Umbria: solo per la provincia di Perugia, tornano in presenza i servizi educativi della scuola dell’infanzia 0-36 mesi, statali e paritarie, mentre sono sospesi i servizi educativi della scuola dell’infanzia (3-6 anni). Rimane in vigore la didattica a distanza per gli studenti delle scuole primarie e secondario di primo e secondo grado. Solo per la provincia di Terni, invece, “le attività didattiche delle scuole secondarie di secondo grado, statali e paritarie, sono svolte in presenza nella misura del 50% della popolazione studentesca. Dai servizi per l’infanzia alla terza media rimane la didattica in presenza.

Marche: dad estesa a tutta l’area fino al 6 marzo per le superiori. Ancona e Macerata anche per seconda e terza media.

Abruzzo: scuole chiuse e lezioni online in tutta la Regione, eccetto asili nido e scuole dell’infanzia.

Molise e Basilicata: scuole chiuse (dalla seconda media in poi) in tutta la Regione.

Lazio: nei Comuni di Carpineto, Colleferro, Torrice, Monterosi, Monte San Giovanni Campano e Roccagorga non ci sarà nessuno in aula per due settimane.

Campania: tutte le scuole (compresi nidi e infanzia) chiuse fino a domenica 14 marzo.

Puglia: didattica a distanza fino al 14 marzo per permettere la vaccinazione del personale scolastico. In sei comuni del barese la dad sarà fino all’8 marzo.

Calabria: sospensione delle lezioni in presenza nei comuni di San Marco Argentano, Spezzano Sila e Castrolibero, in provincia di Cosenza.

Sicilia: scuole (dalle elementari in su) chiuse ad Enna fino al 13 marzo.

Sardegna: aule deserte (dalla seconda media in poi) a La Maddalena dalla seconda media in poi.

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Mario, storia di una foto e di un naufragio

8 aprile 2020, Ospedale Maggiore di Parma, reparto Covid. La foto è di Domenico Stinellis. L’uomo steso sul letto lo conosco. Ha un garage dove non parcheggia la macchina.

Si può naufragare in balia della corrente per giorni, perdere i sensi e ritrovarsi ancora in mezzo a un oceano. E si può restare immobili, circondati dalle spondine del letto, in attesa di toccare il pavimento, tornare a casa, finalmente.

È Mario, 82 anni, se gli serve un bullone un po’ speciale non va dal ferramenta sottocasa, perché il bullone giusto lo trova dal Bìlo, a 40 km chilometri da casa. Prova a dissuaderlo se sei capace. Ha un gatto che chiama “Gattone” o “Gatusso”, non sai cosa si dicono, si capiscono, punto. Se è stagione ti offre una spremuta buona. Rito antico, le cose fatte bene hanno un tempo. Nella foto riconosco Mario a stento dai capelli e la punta del naso. È in mare aperto e travolge lui e chi aspetta a casa: una telefonata, una buona notizia, il ritorno da un naufragio.

Mario non ha un garage, ha un “hangarage”: la macchina fuori, serve spazio al biplano che sta costruendo, pezzo dopo pezzo, da anni, senza fretta, la destinazione è staccarsi da terra, non atterrare. E un bullone che vola: non lo trovi facile dal ferramenta. Odore di legno lavorato, trucioli, ingranaggi a leva che mi fa vedere con fierezza. Le ali saranno montate poi, ora è solo carlinga, ma l’elica splende.

Mario è immerso nelle lenzuola, poche onde distinguono il suo corpo sotto la superficie del cotone, isolato da un casco e ventole senza tregua. Gli porgono un taccuino su cui annotare quello che non riesce a dire, leggere quello che non può sentire. Regge una matita, ma il peso sembra trascinarlo sotto.

Nell’hangarage erano spuntate le ali. C’era ancora molto da fare… ma che fretta c’è quando la destinazione è decollare? Quando sei Mario puoi volare anche prima, basta costruire un’idea. Brinderemo a spremute, il gatto farà un discorso, ci sarà il sole.

Sembra una foto come tante, ma quando riconosci un dettaglio, che ti permette di ridare identità alla persona, ecco che anche sotto gli scafandri siamo tutti donne e uomini, non soldati in guerra, anche se la metafora aiuta a dare una forma alla tempesta. Si può restare in balia del mare e sperare. Si può essere migranti del tempo, lo siamo tutti.

C’è un mare di spazio anche fra le nuvole e, con un biplano che non vede l’ora di navigare il cielo, si può andare in quota, così in alto che vedere questa foto sarà un puntino e non sembrerà mai più che ha vinto il mare. O il male.

Due nipoti forse finiranno il lavoro iniziato dal nonno e si daranno il cambio alla cloche: all’andata guido io, al ritorno tocca a te. Ora voliamo.

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Covid, un anno dopo il racconto dal primo hotel-focolaio di Alassio: “89 ospiti in isolamento obbligatorio. La vacanza diventò un incubo”

Mentre, un anno fa, il contagio da coronavirus dilagava in Lombardia, diverse comitive di anziani lombardi seguivano con apprensione l’evolversi della situazione a Codogno dalle proprie camere di albergo, fronte mare, al hotel Bel Sit di Alassio. Nessuno di loro poteva immaginare che il virus era sceso in Liguria assieme a loro, come sembrava escluderlo l’Asl 1 di Imperia: “Non sapevano nulla – ripercorre quei giorni Simona Aicardi, proprietaria dell’albergo del ponente ligure – quando li abbiamo contattati per comunicare che avevamo ospiti delle zone dove il virus stava espandendosi ci dissero che non dovevamo fare nulla di particolare, anche se alcuni da qualche giorno non uscivano dalle proprie stanze dopo aver accusato sintomi che, allora, avremmo definito influenzali”.
Una donna di 72 anni che stava particolarmente male, dopo alcuni giorni, venne mandata al pronto soccorso, accompagnata in ambulanza senza dispositivi di protezione, lasciata in sala d’attesa ad attendere il proprio turno, e rimandata indietro in taxi: “Se si aggrava faremo il tampone”. Era ancora una pratica complessa quella dei tamponi, che richiedeva il trasferimento all’ospedale San Martino di Genova e l’invio del campione allo Spallanzani di Roma: “Finché non si sono palesati sintomi inequivocabili ed è scoppiato il focolaio di Codogno – spiegano ora dal Bel Sit – ci dicevano di attendere… poi arrivò l’esito, in un primo momento apparentemente negativo, poi positivo. Prima la comunicazione per telefono, poi l’indicazione di chiuderci tutti nelle stanze, una macchina della polizia per scongiurare eventuali ‘fughe’ e transenne tutto intorno all’albergo”.

Così, in poche ore, il 25 febbraio 2020 l’Hotel Bel Sit divenne il primo focolaio in Liguria, il primo caso all’interno di una struttura ricettiva in Italia: “Furono giorni difficili, chi stava male veniva trasferito in ospedale, ma molti positivi restavano in quarantena e non potevano uscire dalle stanze e capire esattamente quello che stava succedendo – spiega Albert Baca, cameriere 26enne di origine albanese – Dovevamo gestire 77 anziani e, in teoria, non avremmo potuto interagire con loro. Sapevo di rischiare, ma non potevo restare chiuso nella mia stanza abbandonando gli ospiti nella loro”. Così Albert si guadagnò il soprannome di “angelo del Bel Sit” per il coraggio con il quale, nonostante fosse negativo e c’era il panico più totale sugli effetti del virus, preferì continuare a lavorare distribuendo i panini della Protezione civile stanza per stanza, con una mascherina chirurgica come unico dispositivo di protezione.

Al termine del mese di quarantena, nelle celebrazioni dell’eroismo di chi aveva contrastato il virus in prima linea, lo stesso presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, si lanciò nella promessa di una cittadinanza onoraria per “meriti speciali” al cameriere albanese che nel tempo libero è milite della Croce Bianca. Alle promesse di quei giorni non seguì alcun fatto, Albert attende ancora la cittadinanza ma non si fossilizza sulla questione: “Per me il premio più commovente è la riconoscenza degli ospiti, con molti dei quali a distanza di un anno sono ancora in contatto, e il clima di famiglia che si è creato tra noi dipendenti costretti ad affrontare insieme un’esperienza così drammatica”. Il momento più triste è stato il 3 marzo, quando tra gli ospiti e i dipendenti reclusi nelle proprie stanze in quarantena, la notizia che una di loro, una donna di 86 anni originaria di Castiglione D’Adda ricoverata al San Martino, aveva perso la sua lotta contro il Covid: “Anche se avevamo fatto il massimo era inevitabile sentirsi coinvolti e responsabile – spiega commossa la proprietaria della struttura Aicardi – poi l’estate è andata meglio ma ora, con le restrizioni sui movimenti tra regioni, abbiamo preferito rimanere chiusi. I nostri clienti sono quasi tutti piemontesi e lombardi, a un anno di distanza da quei giorni drammatici speriamo solo che questo incubo finisca presto”.

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Un anno di Covid: non dimentichiamo che tutto ciò che ci sembrava scontato ora non lo è più

di Domitilla De Gironimo

Non è facile dimenticare quello che è successo, ma c’è gente che, come se nulla fosse, lo fa. Per questo motivo, ad un anno dall’inizio di tutto, voglio invitarvi a non dimenticare.

Innanzitutto, a non dimenticare i medici e operatori sanitari che hanno salvato e stanno tuttora salvando le nostre vite, anche perdendo la loro. A non dimenticare i primi casi di Covid-19 in Italia, le prime zone rosse e le vittime che questo virus ha fatto e continua a fare. A non dimenticare la paura e il silenzio assordante delle strade vuote, così vuote da poter sentire a distanza l’eco di una serranda abbassata.

Non dobbiamo dimenticare che siamo stati i primi in Europa ad essere attaccati dal virus e nemmeno che gli unici paesi che ci sono venuti in aiuto sono stati l’Albania, la Cina e Cuba, mentre gli altri chiudevano i confini. Non dobbiamo dimenticare Boris Johnson, che si vantò di aver stretto la mano a tutti i pazienti ricoverati per Covid-19, per poi essere ricoverato lui stesso poco dopo e curato nientemeno che da un medico italiano. Vi invito a non dimenticare anche l’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che suggerì agli statunitensi di iniettarsi il disinfettante per schermarsi dal Covid-19.

Non dimentichiamoci della polizia che ci passava sotto casa con i megafoni, per dirci di rimanere a casa. Ma non dimentichiamoci nemmeno del senso di appartenenza e solidarietà che si era instaurata in quei primi mesi di terrore, quando cantavamo “Volare” dai nostri balconi, e degli arcobaleni e bandiere tricolore che tappezzavano le nostre strade. Non dimentichiamo di quando la nostra relazione con il mondo esterno era limitata alle nostre finestre o balconi, quando avere dei fiori sul proprio davanzale dava una sensazione di gioia e un minimo di collegamento con la natura. Di come ogni giorno sembrava uguale a quello prima o a quello dopo.

Non dobbiamo dimenticarci il timore con cui abbiamo fatto i primi passi fuori di casa, ma anche la strana sensazione di avere il cielo al posto del soffitto sopra le nostre teste. Vi ricordate che, storditi dai mesi passati a casa, non sapevamo nemmeno che stagione fosse o come vestirci? Non dimentichiamoci di come tutto quello che ci sembrava scontato adesso non lo è più, che ogni cosa ha assunto un valore diverso e che la lista di cose da non dimenticare sarebbe ancora molto lunga.

E infine ricordiamoci che questa battaglia non è ancora finita e richiede tutto quello che non dobbiamo dimenticare per essere vinta, se non vogliamo tornare indietro nel tempo.

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Coronavirus, i dati – 10.630 casi con 274mila test: scende il tasso di positività. 422 morti

Sono 10.630 i nuovi casi di coronavirus accertati nel nostro Paese, in aumento rispetto ai 7.970 di ieri. Allo stesso tempo, però, sono stati effettuati 130mila test in più (274.263 contro i 144.270 di ieri). Di conseguenza, il tasso di positività passa dal 5,5% al 3,9%. Ancora alto il numero dei morti: nelle ultime 24 ore sono decedute altre 422 persone a causa del Covid.

(articolo in aggiornamento)

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Covid, Iss: “La variante inglese non ha come target specifico i bambini. Aumento dei contagi in tutte le fasce d’età”

Ci sono ancora molti studi in corso, ma al momento non sembra che la variante inglese – responsabile dell’impennata dei contagi in alcuni paesi europei, in particolare nel Regno Unito, e da alcuni giorni anche in Italia – “abbia come target specifico i bambini, ovvero non li infetta in maniera particolare rispetto agli altri”. Mentre per quanto riguarda le altre varianti, la brasiliana e la sudafricana. “i dati non sono ancora sufficienti a formulare ipotesi”. Sono le comunicazioni degli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss) in un aggiornamento delle Faq sulle Varianti del Sars-Cov-2. Rispondendo alla domanda “Le varianti colpiscono in maniera particolare i bambini?”, gli esperti scrivono: “Finora le varianti più preoccupanti non sembrano causare sintomi più gravi in nessuna fascia di età“.

La malattia Covid, si legge, “si presenta con le stesse caratteristiche e i sintomi sono gli stessi di tutte le altre varianti del virus. In termini di trasmissibilità la variante ‘inglese’ manifesta un aumento per tutte le fasce di età, compresi i bambini“. Nella sezione “Speciale COVID-19: Varianti del virus”, l’Iss risponde a molte domande dei cittadini in materia, dal funzionamento del monitoraggio delle mutazioni in Italia alla capacità di protezione dei vaccini sulle varianti, fino a quali sono i test oggi utilizzati per individuarle. La variante inglese dimostra una capacità di diffusione più con il conseguente aumento di contagi e in questi giorni si moltiplicano le segnalazioni in Centro Italia: Abruzzo, Umbria, Marche.

“Attenzione alle scuole con questa nuova variante molto più contagiosa” scrive su Twitter il virologo Roberto Burioni, docente dell’università Vita-Salute San Raffaele di Milano, postando un articolo pubblicato online su ‘The British Medical Journal‘. Nel testo, in cui viene riportato anche il commento di Burioni, si evidenzia un aumento dei contagi Covid-19 tra i bambini in Italia e in Israele, forse – ma è ancora da dimostrare – legato alla diffusione della variante inglese di Sars-CoV-2, più trasmissibile.

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Monoclonali, via libera col decreto pubblicato in Gazzetta: fondo da 400 milioni e distribuzione affidata ad Arcuri

La distribuzione sarà affidata al commissario straordinario per l’emergenza coronavirus, Domenico Arcuri, mentre la loro somministrazione avverrà solo negli ospedali o in studi medici attrezzati e in pazienti affetti dalla malattia con determinate caratteristiche. È arrivata l’ufficializzazione, dopo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale, del decreto firmato dal ministro della Salute, Roberto Speranza, che autorizza la temporanea distribuzione dei medicinali a base di anticorpi monoclonali per il trattamento del Covid-19.

Da settimane il Fatto Quotidiano, con un’inchiesta esclusiva, aveva posto l’attenzione sulla possibilità, già quattro mesi fa, di avere una terapia sperimentale che utilizzata negli Stati Uniti stava fornendo risultati incoraggianti. Oggi questo sarà possibile anche in Italia, dove per sconfiggere il coronavirus potranno essere usati l’anticorpo monoclonale bamlanivimab e l’associazione di anticorpi monoclonali bamlanivimab-etesevimab, prodotti dall’azienda farmaceutica Eli Lilly, oltre all’associazione di anticorpi monoclonali casirivimab-imdevimab dell’azienda farmaceutica Regeneron/Roche.

Per l’anno 2021, si legge nel testo del decreto, è previsto un fondo da 400 milioni che serve a garantire anche la gratuità dei farmaci: “Nello stato di previsione del ministero della Salute – si legge – è istituito un fondo con una dotazione di 400 milioni di euro da destinare all’acquisto dei vaccini anti SARS-CoV-2 e dei farmaci per la cura dei pazienti con Covid-19”. “Ora – sottolinea Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute – la struttura commissariale potrà cominciare a ordinare i monoclonali. Il risultato dell’approvazione è stato raggiunto ed il passo successivo è quello di utilizzare al meglio tali terapie, ovvero in modo appropriato e tempestivo”.

Al momento, si apprende dalla Eli Lilly, non sono giunti pre-ordini dal governo italiano. L’azienda di Latina BSP Pharmaceuticals fa però sapere che la “capacità produttiva dello stabilimento, se necessario, potrebbe essere aumentata”. Attualmente, la BSP ha in programma di produrre per il 2021, come previsto dagli accordi, 2 milioni di fiale di Bamlanivimab destinati a Usa e mercati esteri, con le prime consegne effettuate già lo scorso dicembre.

A permettere il via libera da parte del ministero era arrivata nei giorni scorsi l’autorizzazione dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) per l’uso in emergenza di queste terapie per i soggetti non ospedalizzati che, pur con malattia lieve o moderata, risultano ad alto rischio di sviluppare una forma grave di Covid-19. La loro somministrazione però, come spiega la presidente della Commissione tecnico-scientifica dell’Aifa, Patrizia Popoli, potrà avvenire solo “in ambienti protetti, ovvero in ospedale o in studi medici opportunamente attrezzati, per fare fronte al rischio di eventuali reazioni avverse, pur trattandosi di farmaci sicuri“. Nel parere espresso nei giorni scorsi, si precisa che “la scelta in merito alle modalità di prescrizione, come pure la definizione degli specifici aspetti organizzativi, potrà essere lasciata alle singole Regioni”. Ad ogni modo, “non si tratta – sottolinea Popoli- di cure che possono essere fatte a casa, anche se sono destinate a pazienti che sono gestiti a domicilio perché presentano una malattia lieve o moderata e da pochi giorni, pur con precisi fattori di rischio”. La somministrazione, al contrario, deve avvenire in un ambiente controllato “dove è possibile intervenire se il paziente dovesse presentare delle reazioni di ipersensibilità, che possono andare – afferma l’esperta – fino allo shock anafilattico“.

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Varianti Covid inglese e brasiliana, tutta la provincia di Perugia zona rossa da lunedì. L’ordinanza della Regione Umbria

Tutta la provincia di Perugia e sei piccoli comuni del Ternano da lunedì entrano in zona rossa. Lo prevede un’ordinanza che la presidente della Regione Umbria, Donatella Tesei, si appresta a firmare. La presidente ha illustrato il provvedimento a tutti i sindaci in una lunga riunione terminata nella serata di sabato. Prevista anche la chiusura totale di nidi e materne. Le disposizioni avranno validità per due settimane. La restrizione si è resa necessaria in quanto sono stati individuati 18 casi di variante inglese e di quella brasiliana, mentre su altri campioni sono in corso le analisi. In totale sono stati 42 i campioni inviati all’Istituto superiore di Sanità. La variante brasiliana si presenta soprattutto in ambito ospedaliero, mentre quella inglese si riscontra per lo più sul territorio, in particolare nell’area tra Bastia Umbra, il Perugino e il Trasimeno. Inoltre, secondo l’ultimo Monitoraggio Iss-Ministero della Salute, la regione ha fatto registrare l’indice Rt più alto in Italia (1,18).

“Vista la diffusione delle varianti del virus, credo sia importante organizzarci al meglio per proseguire con programmazione la vaccinazione che deve proseguire velocemente senza intoppi. Dunque da lunedì verranno istituite, con ordinanza regionale, le zone rosse locali in Umbria per contrastare la diffusione delle varianti Covid, inglese e brasiliana“, spiegava già venerdì la governatrice in conferenza stampa. “Per quanto attiene ai comuni interessati – ha spiegato – andremo ad adottare le nome già previste nel Dpcm del 14 gennaio, che prevedono interventi da zona rossa appunto e non il lockdown dell’anno scorso”.

Proprio venerdì l’epidemiologo dell’Iss Gianni Rezza aveva avvertito della necessità di istituire zone rosse locali laddove fosse stata riscontrata la presenza di varianti. Oltre all’Umbria, anche tre località abruzzesi sono state inserite in zona rossa: San Giovanni Teatino, Atessa (Chieti) e Tocco da Casauria (Pescara). Anche a Chiusi, in provincia di Siena, scattano le restrizioni più forti. Inoltre, per via di un picco di contagi nell’area metropolitana di Pescara, il sindaco Carlo Masci ha firmato un’ordinanza che prevede la sospensione della didattica in presenza in tutte le scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado della città, dall’8 al 16 febbraio. Per le scuole superiori era già prevista la chiusura, dall’8 febbraio, con Dad al 100%, in tutto l’Abruzzo, per effetto di un’ordinanza regionale.

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